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Il marocchino molesto aiutato da Pd e sanitari

di Fausto Cariotisabato 14 febbraio 2026
Il marocchino molesto aiutato da Pd e sanitari

2' di lettura

Perché non è stato ancora rimpatriato il 28enne marocchino, ubriaco, aggressivo e con una lunga lista di precedenti alle spalle, che minaccia e infastidisce i negozianti e gli abitanti di Scandiano, in provincia di Reggio Emilia? È stato fermato più volte dai carabinieri, era stato portato in un Cpr: perché è stato lasciato libero di tornare a Scandiano? Lo chiedono anche i deputati del Pd, in un’interrogazione appena inviata a Matteo Piantedosi. Vogliono «sapere per quali ragioni non sia stato disposto il rimpatrio annunciato nel mese di gennaio». Sostengono che «la situazione relativa ai rimpatri oggi è gravosa. Troppe persone ritenute pericolose o affette da disturbi psichiatrici sono in attesa di essere ricondotte nel loro Paese di origine e nel frattempo creano problemi alla comunità».

Proprio il Pd, però, è all’origine di questa vicenda. L’uomo in questione, nato in Marocco nel gennaio del 1997, è sbarcato a Lampedusa il 10 marzo del 2009. Nel 2022 ha ottenuto un permesso di soggiorno per attesa occupazione, sfruttando il decreto (di fatto una sanatoria) varato nel 2020 dal secondo governo Conte, quello della maggioranza giallorossa. Il provvedimento era stato curato dal piddino Matteo Mauri, viceministro dell’Interno, che lo aveva definito «un intervento doveroso», necessario «per portare centinaia di migliaia di persone, che già vivono in Italia da molti anni».

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Tra i beneficiati, mesi dopo, ci sarebbe stato anche O.M., il protagonista di questa storia. Quando il permesso di soggiorno così ottenuto gli è scaduto, il marocchino ha chiesto il rinnovo, che gli è stato negato a causa dei numerosi precedenti di polizia e penali e perché non aveva i requisiti amministrativi necessari. Il 13 gennaio del 2026 ha ricevuto quindi un decreto di espulsione. È stato accompagnato al Cpr romano di Ponte Galeria e da lì, il 27 gennaio, trasferito nel centro di Gjader, in Albania.

Doveva essere l’ultima tappa prima del ritorno in patria, ma i medici sono intervenuti. La commissione sanitaria, valutata la «vulnerabilità» dell’individuo, ha stabilito che non poteva essere trattenuto. Quindi il 9 febbraio è stato dimesso ed è rientrato in Italia, con in mano un ordine a lasciare il territorio nazionale entro il 16 febbraio. Le cronache locali raccontano che è tornato a Scandiano, ma la storia non finisce qui. Intanto, se è ancora da queste parti, deve ringraziare quella vecchia sanatoria del Pd e la recente decisione dei medici.

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