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Bimbo col cuore bruciato, Bolzano accusa Napoli: l'ultimo fronte

venerdì 20 febbraio 2026
Bimbo col cuore bruciato, Bolzano accusa Napoli: l'ultimo fronte

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Nella tragedia del bimbo di Nola, nella disgraziata e lacerante storia del "cuore bruciato", da Bolzano piovono pesanti accsue contro il team partito da Napoli per il prelievo dell’organo. Una relazione della Provincia autonoma di Bolzano attribuisce infatti le criticità emerse durante le fasi del prelievo e del trasporto all’equipe dell’ospedale Monaldi, chiamata a eseguire l’intervento il 23 dicembre scorso. Il tutto mentre le inchieste, come ovvio, puntano anche verso l'Alto Adige con l'obiettivo di ricostruire nel dettaglio la catena delle responsabilità.

Il documento, firmato dal direttore del dipartimento Salute Michael Mayr e citato da Repubblica, chiarisce fin dall’inizio che "l'atto chirurgico del prelievo, la perfusione, la conservazione, il confezionamento e il trasporto degli organi sono di esclusiva competenza e responsabilità dei rispettivi team di prelievo". In altre parole, secondo la versione altoatesina, ogni fase operativa spetterebbe ai medici giunti da Napoli, mentre la struttura di Bolzano avrebbe avuto un ruolo limitato alla donazione.

La relazione, definita comunque "di parte", sarà ora al vaglio della Procura di Napoli e degli ispettori del ministero della Salute, chiamati a verificare eventuali responsabilità anche del personale bolzanino.

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Nel documento vengono indicate tre criticità. La prima riguarderebbe un "drenaggio insufficiente durante la fase di perfusione, con conseguente massiva congestione di fegato e cuore, che ha richiesto un intervento correttivo emergente da parte del team di Innsbruck". La seconda farebbe riferimento a una "incertezza in merito alla gestione dell'anticoagulazione". Infine, si segnala una dotazione incompleta dell’equipe napoletana, che avrebbe richiesto sacche e contenitori forniti dalla sala operatoria di Bolzano e dal team di Innsbruck.

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Per fegato e reni, prelevati dalla stessa donazione e destinati ad altri centri, il feedback sarebbe stato positivo. Diverso l’esito a Napoli, dove il Monaldi avrebbe comunicato "che il cuore sarebbe stato trapiantato e successivamente espiantato per disfunzione primaria dell’organo".

Nel documento non si fa però cenno al ghiaccio secco che, secondo l’audit interno dell’ospedale napoletano, sarebbe stato fornito proprio a Bolzano al posto di quello naturale, provocando il congelamento dell’organo: una volta aperto il contenitore termico, il cuore sarebbe stato inglobato in un blocco di ghiaccio, che lo ha reso inservibile. Nonostante ciò, poiché l'organo originale del bimbo era già stato espiantato, si è proceduto al trapianto.

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