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Rapporto Unhate, un giovane su 4 sfiduciato ma il 17% resta propositivo

Per la Fondazione guidata da Alessandro Benetton, investire in relazioni e continuità educativa è una responsabilità sociale e una scelta strategica
di Chiara Pisanimercoledì 11 marzo 2026
Rapporto Unhate, un giovane su 4 sfiduciato ma il 17% resta propositivo

4' di lettura

Quasi un giovane italiano su quattro, il 24%, si sente “sfiduciato sotto pressione”, sopraffatto da un mondo percepito come minaccioso e da relazioni difficili. All’estremo opposto il 17% rientra tra i “fiduciosi propositivi”: aperti, attivi, con un buon equilibrio emotivo e relazionale, bassi livelli di ansia e affrontano la complessità senza timori. È la realtà fotografata della prima iniziativa dell’Osservatorio permanente sulla condizione giovanile in Italia promosso da Fondazione Unhate, realtà del Terzo Settore ideata da Alessandro Benetton e supportata da Edizione SpA, Mundys e Aeroporti di Roma. La ricerca, guidata dal professore Mauro Magatti e intitolata “Fragile – mappae mundi di una nuova generazione”, analizza come i giovani tra i 13 e i 24 anni reagiscono a un contesto caratterizzato da un’apertura senza precedenti: accesso illimitato all’informazione, mobilità, orizzonti globali, possibilità culturali e di espressione. Un potenziale che, in assenza di reti educative solide, può trasformarsi in pressione e spaesamento, in un vero e proprio “blocco”. Ma, nonostante le difficoltà, oltre due terzi dei ragazzi mantengono una visione positiva di sé, della propria vita e del futuro, mostrando fiducia verso Europa, scienza e tecnologia. Tuttavia, soprattutto nella fascia 17–19 anni, emergono segnali diffusi di stanchezza, pressione e inadeguatezza.

Lo studio è stato anticipato al ministro dell’Istruzione e del Merito, che ha espresso apprezzamento per l’impegno della Fondazione UnHate. Presenti all’incontro presso gli spazi dell'Associazione Civita di Piazza Venezia a Roma, oltre ad Alessandro Benetton, presidente di Fondazione Unhate, Irene Boni, consigliere delegato di Fondazione Unhate, diversi rappresentanti delle istituzioni, tra cui il senatore e presidente della Commissione Cultura e Istruzione, Roberto Marti; l’onorevole e membro della stessa Commissione alla Camera, Irene Manzi, e Beatrice Aimi, assessora alle Politiche giovanili del Comune di Parma, Capitale Europea dei Giovani 2027. Nel dettaglio, la ricerca individua quattro profili generazionali: oltre ai fiduciosi propositivi, gli unici a gestire con successo la complessità, e agli sfiduciati sotto pressione, che percepiscono il mondo come spaventoso, tendendo al ritiro sociale e al blocco, vengono identificati anche i moderati in transizione (34%), il gruppo più vasto, caratterizzato da un equilibrio fragile e bisognoso di costante supporto per non scivolare nella crisi e infine gli irrequieti in bilico (25%). Questi ultimi, spinti dall'ansia da prestazione, oscillano tra grande attivismo e rischio di crollo per sovraccarico.

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In questo contesto, i fattori discriminanti sono per tutti la disponibilità di risorse (“capitali”) culturali, relazionali ed economiche, mentre la scuola emerge come snodo decisivo nei percorsi di fragilità e attivazione: molti studenti la percepiscono soprattutto come luogo di valutazione e pressione. Rafforzare la componente educativa e orientativa – soprattutto tra i 16 e i 20 anni – aiuta quindi a dare senso alle esperienze e a costruire una visione più chiara del futuro. Un orientamento continuo, legato ad esperienze reali e al territorio, può sostenere scelte più consapevoli. Un altro elemento chiave è la partecipazione ad attività extracurriculari (sport, arte, volontariato) che ha un effetto protettivo fortissimo sulla salute mentale.

Solo attraverso relazioni solide e istituzioni che "accendono il desiderio", l'apertura del mondo e al futuro può diventare un'opportunità invece che una minaccia. Le evidenze raccolte si inseriscono nel programma di azione che Fondazione UnHate porta avanti dalla sua nascita. L’obiettivo è rafforzare la capacità sistemica di accompagnare i giovani verso l’età adulta, attraverso un insieme di linee di intervento condivise con istituzioni, scuole, imprese e comunità educanti. «Con questo Osservatorio Permanente abbiamo voluto dotarci di uno strumento coerente con la missione di Fondazione Unhate: contrastare odio e violenza intervenendo sulle loro cause profonde e generando opportunità concrete per le giovani generazioni – commenta Alessandro Benetton, presidente di Edizione e della Fondazione UnHate –. Una modalità di lavoro basata sui dati, pensata per offrire una fotografia puntuale della condizione in cui vivono, comprenderne necessità, disagi e bisogni reali, e mettere queste evidenze a disposizione di istituzioni, servizi educativi, imprese e territori».

Benetton sottolinea come l’obiettivo sia “costruire contesti capaci di attivare il loro potenziale attraverso piani e progetti consapevoli, che rispondano in modo concreto alle loro esigenze. In un contesto globale così complesso e segnato dall’inverno demografico, investire in relazioni, orientamento e continuità educativa non è solo una responsabilità sociale: è una scelta strategica. Ogni energia che resta inespressa è valore che l’Italia non riesce a trasformare in crescita, innovazione e impatto positivo”.

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«Ogni generazione eredita un mondo e ha il compito di rigenerarlo, creando nuove forme di libertà, responsabilità e relazione - aggiunge il professore Mauro Magatti, presidente di Fondazione Poetica -nella cornice demografica attuale, riconoscere la differenza tra le generazioni apre lo spazio all'incontro tra sguardi, linguaggi e codici diversi. Questo laboratorio generazionale nasce dalla necessità di superare analisi frammentate e restituire una mappa dinamica che unisca dati quantitativi, sguardi qualitativi e, soprattutto, le voci dirette delle ragazze e dei ragazzi». «Le fragilità giovanili – conclude Magatti - sono il risultato di una complessa relazione tra individui, contesti educativi, istituzioni e mondo sociale.
La ricerca non si limita a descrivere il disagio, ma interroga i sistemi che contribuiscono a generarlo o a contrastarlo, con particolare attenzione al ruolo cruciale della scuola».

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