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La bimba ha l'Hiv? La scelta choc dei genitori: scoppia il caso

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venerdì 13 marzo 2026
La bimba ha l'Hiv? La scelta choc dei genitori: scoppia il caso

2' di lettura

Una vicenda drammatica è approdata nei giorni scorsi davanti al tribunale di Bologna. Due genitori sono accusati di maltrattamenti aggravati nei confronti della loro figlia, una bambina nata con il virus dell’HIV ma che per oltre sei anni non ha ricevuto cure mediche né controlli sanitari fondamentali, nonostante la madre fosse consapevole di essere sieropositiva durante la gravidanza.  La bambina, nata nel 2017 durante un parto avvenuto in Spagna, non è mai stata visitata da un pediatra né sottoposta alle vaccinazioni di routine nei primi anni di vita. Secondo l’accusa, la madre avrebbe nascosto la propria sieropositività ai medici e pianificato il parto fuori dalle strutture sanitarie proprio per evitare controlli e obblighi vaccinali.  

La situazione è emersa solo nel 2023, quando i genitori hanno portato la bambina da una pediatra per febbre e tosse persistenti. La dottoressa ha subito notato segni evidenti di gravi carenze sanitarie e, dopo un ricovero urgente, gli esami clinici hanno rivelato che la bambina era stata infettata dal virus HIV e si trovava in uno stadio avanzato della malattia (AIDS), con diverse complicazioni correlate. 

Nel corso del ricovero, durato mesi tra l’ospedale Maggiore di Bologna e l’ospedale Meyer di Firenze, i medici hanno dovuto affrontare non solo le condizioni critiche della bambina ma anche l’atteggiamento ostile dei genitori. Secondo gli inquirenti, i due avrebbero continuato ad ostacolare le cure e la somministrazione dei farmaci necessari. Questo comportamento, sempre secondo l’accusa, ha determinato un grave ritardo diagnostico e terapeutico di oltre cinque anni, peggiorando in modo significativo la prognosi della bambina.

La Procura di Bologna ha quindi aperto un procedimento per maltrattamenti aggravati, sostenendo che i genitori, pur conoscendo la sieropositività della madre, non hanno adottato le misure preventive né curative necessarie per tutelare la salute della figlia. Il pubblico ministero ha richiesto che venga accertata la responsabilità penale per aver consapevolmente negato cure mediche e accesso a un livello minimo di assistenza sanitaria a una minore in condizioni di estrema vulnerabilità.

La difesa dei genitori ha annunciato di voler dimostrare che la bambina avrebbe ricevuto assistenza medica in Spagna durante i primi anni di vita e che la mancata continuità delle cure in Italia sia derivata da difficoltà organizzative e burocratiche nel sistema sanitario dopo il trasferimento della famiglia. Inoltre, i difensori sostengono che la madre abbia ritenuto di non aver trasmesso l’infezione alla figlia grazie al proprio trattamento antiretrovirale e che non vi fosse alcuna intenzione di causare.  Oggi la bambina è stata affidata a una casa famiglia e prosegue le terapie antiretrovirali necessarie per gestire la sua condizione di salute. Il processo proseguirà nelle prossime settimane.