La Consulta si è espressa: le pene previste per i furbetti del reddito di cittadinanza non sono incostituzionali. Con una sentenza la Corte Costituzionale ha dichiarato "non fondate" le questioni di legittimità sollevate da un giudice che riteneva le pene da 2 a 6 anni sproporzionate rispetto alla falsificazione dei documenti e alla indebita percezione del reddito. Nell’ordinanza di rimessione rigettata dalla Consulta era stata denunciata, da un lato, l’"intrinseca sproporzione della pena prevista" e, dall’altro, la sua "manifesta irragionevolezza o sproporzione in riferimento alle pene previste per il delitto di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato" e per le "circostanze aggravanti del delitto di truffa".
La Corte Costituzionale, però, ha avuto un parere diverso. Infatti ha escluso "l’intrinseca sproporzione", evidenziando "la natura circoscritta della fattispecie incriminatrice" e il fatto che "il minimo edittale di 2 anni di reclusione, pur costituendo una sanzione severa per le condotte contemplate da tale disposizione, non può essere considerato di per sé irragionevolmente aspro e pertanto manifestamente sproporzionato".
Il pauperismo Pd e gli italiani che non hanno soldi nemmeno per il kebab
Il Partito democratico non si è ancora ripreso dal suo momento nero. Non si spiega altrimenti l’ennesimo au...Capitolo circostanze aggravanti del reato di truffa. Secondo i giudici costituzionali hanno "in radice escluso che queste possano rappresentare un idoneo modello comparativo", mentre, in merito alla comparazione con il delitto di "indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato", pur ritenendolo "assimilabile per la tipizzazione delle condotte e per il bene tutelato" a quanto previsto dalla norma in esame, la sentenza ha ritenuto che "il differente trattamento sanzionatorio trova giustificazione nella necessità di far corrispondere al Rdc, beneficio di larga applicazione e di facile accesso, una sanzione dotata di adeguata efficacia dissuasiva".




