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Alberto Stasi, verso la revisione del processo: la chiave di volta

di Simona Plettomartedì 24 marzo 2026
Alberto Stasi, verso la revisione del processo: la chiave di volta

3' di lettura

È un continuo ingarbugliarsi oppure sbrogliarsi, a seconda di come la si veda. Resta il fatto che, 19 anni dopo il delitto, il caso di Garlasco torna a incrinare le sue stesse certezze. La nuova consulenza presentata dall’anatomopatologa Cristina Cattaneo modifica radicalmente la storia di un caso di cronaca nera che sta appassionando l’Italia. Perché cambia il tempo e la scena del delitto: l’omicidio di Chiara Poggi non sarebbe stato un’azione fulminea, ma una violenza più lunga, preceduta da una difesa della vittima e da una possibile colluttazione. Un ribaltamento che, se confermato, potrebbe mettere in discussione l’impianto che ha portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi come colpevole dell’assassino.

Secondo le indiscrezioni, la morte sarebbe dunque avvenuta almeno mezz’ora dopo la colazione. Un dettaglio che sposterebbe in avanti l’orario del delitto e metterebbe in discussione il ristretto intervallo temporale su cui si è fondata la sentenza. Non solo: sul corpo emergerebbero ecchimosi, abrasioni e lividi compatibili con una difesa attiva della vittima, un elemento che nelle ricostruzioni precedenti era rimasto sullo sfondo.

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La nuova lettura introduce quindi una scena più complessa: più fasi dell’aggressione, tra ingresso e scale, e una resistenza da parte di Chiara. In questo quadro assumerebbero un significato diverso anche le tracce genetiche trovate sotto le unghie, attribuite dagli inquirenti ad Andrea Sempio, oggi indagato nella nuova inchiesta della procura di Pavia. Eppure è proprio su questo punto che si concentrano i primi interrogativi. Se davvero la vittima ha lottato a lungo con il suo aggressore, come suggerirebbe la consulenza, perché il Dna rinvenuto sotto le unghie risulta così esiguo e frammentario?

In una colluttazione prolungata ci si aspetterebbe un trasferimento biologico ben più consistente, rilevabile fin dalle prime analisi in modo chiaro. Il dubbio non è secondario. Già in passato, la qualità e la quantità di quel materiale genetico erano state al centro di discussioni tecniche: profili parziali, aplotipi, margini di incertezza.

Ora, alla luce di una presunta difesa attiva e prolungata, la discrepanza tra dinamica e traccia biologica riemerge con forza. È possibile che elementi oggi ritenuti significativi non siano stati valorizzati allora? O, al contrario, che la nuova interpretazione sovraccarichi indizi deboli?

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Un interrogativo analogo riguarda i segni sul corpo. I lividi e le abrasioni oggi riletti come indicatori di colluttazione erano già stati osservati, ma non inseriti in una dinamica di difesa. Si tratta di una diversa chiave di lettura o di una lacuna nelle valutazioni precedenti? Anche su questo terreno si gioca una parte della nuova partita processuale.

Le conseguenze, in prospettiva, sono rilevanti. Se l’orario della morte dovesse essere effettivamente rivisto e risultare incompatibile con la presenza di Stasi sulla scena del crimine, si aprirebbe uno scenario delicato: una possibile revisione del processo o nuove iniziative giudiziarie dopo anni di carcere già scontati.

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Un passaggio complesso, che richiederebbe tempi lunghi e un vaglio rigoroso dei nuovi elementi. Nel frattempo, l’attenzione è concentrata sui tempi dell’indagine. L’incarico alla professoressa Cattaneo è stato conferito nell’agosto 2025: i tempi tecnici fanno ritenere plausibile una discussione conclusiva entro la fine della primavera. Sarà quello il momento in cui le ipotesi, le indiscrezioni e i dubbi dovranno confrontarsi con il contraddittorio tra le parti e con la verifica in aula. Peraltro, il termine per le indagini preliminare scade il prossimo agosto.

Resta un quadro ancora aperto, sospeso tra nuove letture e vecchi punti fermi, in cui ogni elemento dovrà essere verificato con rigore. È da questo equilibrio fragile - tra ipotesi e prove - che passerà, ancora una volta, la tenuta complessiva della verità giudiziaria.