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L'attività venatoria si unisce allo sport e al made in Italy

I nostri marchi di armi leggere leader nel mondo grazie alla diffusione delle discipline agonistiche legate alla caccia
di Luigi Meranogiovedì 26 marzo 2026
L'attività venatoria si unisce allo sport e al made in Italy

5' di lettura

Camilla Almici ha 28 anni ed è campionessa mondiale di tiro dinamico sportivo. Due ore al giorno di allenamento, mental coach. Una disciplina riconosciuta dal Coni ma non ancora olimpica, dove l'Italia domina. Ed è proprio questo mondo – fatto di atleti, competizioni internazionali e alta precisione tecnica – che riempie i padiglioni di EOS Show, dal 28 al 30 marzo a Fiere di Parma, segnando un passaggio chiave nella traiettoria di crescita della manifestazione. Dal Veneto al cuore della Food Valley, non si tratta solo di un cambio di sede, ma di un salto di scala che punta ad ampliare sezioni e pubblici, rafforzare il posizionamento internazionale e valorizzare la dimensione esperienziale dell'evento.

Bresciana di Ghedi, il suo percorso è iniziato quasi per caso: «Ho preso il porto d'armi a 18 anni, spinta da mio padre che è un appassionato di tiro. Poi ho iniziato ad allenarmi davvero dopo il Covid, e non ho più smesso».Oggi dedica almeno due ore al giorno alla preparazione tra training tecnico, fisico e mentale. Per concentrarsi al meglio è seguita anche da una mental coach: «Mi aiuta a focalizzare gli obiettivi, la costanza è fondamentale.

Nel tiro dinamico il risultato dipende esclusivamente dal tuo impegno, dalla concentrazione e dal lavoro che fai. Non è uno sport soggettivo: è tutto misurabile, dai tempi ai punteggi». Una caratteristica che si riflette anche nella struttura delle gare: percorsi composti da numerosi esercizi- fino a trenta nei mondiali - che richiedono strategia, rapidità e precisione. Si tira ai bersagli in condizioni variabili: in piedi, in ginocchio, talvolta da terra, con una o due mani, spesso in movimento. «Devi costruire una tattica prima ancora di iniziare: capire dove fermarti, quando muoverti, se conviene sparare correndo o da una posizione stabile. L'obiettivo è finire nel minor tempo possibile, ma con il maggior numero di punti», un equilibrio complesso.

In uno sport ancora prevalentemente maschile, Camilla punta anche alla classifica assoluta: «La mia è la divisione Production, categoria Lady, è lì che ho vinto i miei titoli, ma il bello è che la classifica è unica, senza distinzione tra uomini e donne. Quindi guardo la percentuale rispetto al primo e cerco di avvicinarmi sempre di più». La crescita sportiva però porta con sé anche una dimensione economica sempre più rilevante. Ora che è diventata campionessa, tra gare, viaggi e munizioni i costi sono alti e avere uno sponsor è diventato indispensabile. Quest'anno è entrata nel team Beretta, con cui gareggia utilizzando una 92X Performance. E proprio Beretta rappresenta una sintesi perfetta tra storia e industria. Fondata nel 1526 con la vendita di canne da fucile alla Repubblica di Venezia, è oggi la più antica azienda armiera al mondo ancora attiva, guidata dalla quindicesima generazione della famiglia.

«Il tiro sportivo e le discipline dell'outdoor – afferma Antonio Cellie, Amministratore delegato di Fiere di Parma - rappresentano una componente rilevante della cultura sportiva italiana, con risultati consolidati nelle competizioni internazionali. Dietro questi risultati c'è una filiera industriale di eccellenza, fatta di competenze tecniche, distretti produttivi e capacità di innovazione che rendono l'Italia un riferimento globale. Organizzare EOS Show a Parma significa unire un progetto in forte espansione con un ecosistema fieristico baricentrico, moderno e aperto all'innovazione, lavorando su obiettivi chiari: ampliare sezioni e pubblici, rafforzare il posizionamento internazionale e valorizzare la dimensione esperienziale dell'evento. Il ruolo di EOS è proprio quello di mettere a sistema questi elementi: lo sport, la dimensione industriale e il territorio».

L’eccellenza sportiva italiana infatti è sostenuta da un'eccellenza industriale altrettanto solida. Secondo il Rapporto 2025 sulle esportazioni italiane di beni legati al mondo dello sport realizzato da Fondazione Masi per il MAECI (Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale), l'Italia è al secondo posto mondiale nell'export aggregato dei prodotti legati a caccia e pesca, con una quota del 9,57%, alle spalle della Cina (30,6%). Ma il dato davvero eccezionale emerge osservando i numeri sulle armi leggere sportive: in questo segmento l'Italia è prima assoluta nell'export mondiale.
I fucili a canna liscia per caccia e tiro sportivo, che valgono da soli circa il 40-45% dei 559 milioni di euro del comparto, sono il cuore di questa supremazia. Una rilevazione netta, e diffusa: l'Italia è primo esportatore in 19 dei ventuno Paesi analizzati e domina anche il settore delle cartucce. Il mercato chiave è quello degli Stati Uniti, il più importante in valore assoluto, con quasi 207 milioni di euro di export solo per i fucili e una quota italiana del 48,54%. Qui si concentra una domanda enorme, alimentata sia dalla tradizione venatoria sia da un sistema sportivo tra i più sviluppati al mondo, dove i marchi italiani sono presenti storicamente. A seguire, percentuali elevate e spesso maggioritarie si trovano in Giappone (78%), Spagna (68%), Germania (62,04%) e Regno Unito (56,53%).

L'analisi dei dati restituisce però un elemento ancora più interessante: la leadership italiana non dipende da un solo tipo di utilizzo. Nelle nazioni dove la caccia è radicata - come Usa, Francia, Germania o Uk- la richiesta è sostenuta sia dall'attività venatoria che dallo sport agonistico. Nei mercati dove la caccia è marginale o fortemente limitata per legge come il Giappone, le quote italiane restano altissime, e la spiegazione è una sola: il tiro sportivo dove i fucili italiani sono lo standard.

Un'egemonia che affonda le radici a Gardone Val Trompia, nel bresciano, il più antico distretto armiero d'Europa dove si trovano marchi come Beretta, Rizzini, Zoli, CesarGuerini, Tanfoglio. Qui la tradizione risale al XV secolo, e si è evoluta in un sistema produttivo altamente specializzato con una rete di piccole imprese che lavorano componenti e finiture affiancando le grandi aziende. È questo insieme di competenze a rendere il distretto ancora oggi centrale, con una quota stimata del 70% della produzione europea di armi sportive e circa il 50% di quella mondiale. E forse la sintesi migliore arriva proprio dalle parole di Camilla Almici, che descrive il suo percorso come «una sfida continua con me stessa, per migliorare sempre». Una tensione al risultato che non resta confinata al campo di gara, ma finisce per riflettersi anche nel percorso di un'intera industria.