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Bologna non premia Kimi Antonelli ma un comunista islamico

di Pietro Senaldigiovedì 11 giugno 2026
Bologna non premia Kimi Antonelli ma un comunista islamico

4' di lettura

Gli unici che riescono a fermare Kimi Antonelli sono i comunisti di Bologna. Complimenti, bel testacoda dell’intelligenza. Il fenomeno assoluto della Formula uno, il ragazzo che a 19 anni ha già vinto cinque Gran Premi su sei in questa stagione, è nato nel capoluogo emiliano e vive poco fuori città. È già il terzo pilota italiano più vincente di sempre nel circuito e, senza volergliela gufare, si può scommettere che in capo a due mesi sarà il secondo, superando Riccardo Patrese. Non si vedeva nulla di simile dai tempi di Tazio Nuvolari. Ebbene, il centrodestra ha proposto di omaggiare il giovane con il Nettuno d’Oro, un premio che il Comune conferisce a cittadini, aziende e associazioni che hanno onorato con la propria attività professionale Bologna. Niente di straordinario, per intendersi. Non è il Nobel, ma comunque un’onorificenza ragguardevole. Nella bacheca del campione, che in tre mesi ha trionfato in Cina, Giappone, Canada, Stati Uniti e Principato di Monaco ci sarebbe stata benissimo. Nemo profeta in patria, ammonisce però il detto latino. E così Kimi per una volta è rimasto a bocca asciutta. È ancora giovane, non va caricato di troppa pressione, ci sarà tempo se continuerà a vincere, è stata la motivazione della giunta rossa.

TROPPI TORTELLINI...
Delle due l’una. O un eccesso di tortellini ha fatto male al cervello dei compagni emiliani, convinti davvero che chi guida a oltre trecento chilometri all’ora possa agitarsi e non reggere la tensione se riceve il premio Nettuno, o si possa montare la testa se il sindaco Matteo Lepore gli stringe la mano. Oppure, azzardiamo, il ragazzo si fa i fatti suoi, la famiglia pure e nessuno da quelle parti ha mai baciato la pantofola del gran partito, dal quale si è viceversa tenuto a ostinata e ragguardevole distanza, differentemente da quel che è costretto a fare chi vuol combinare qualcosa in città. Certo, siamo maliziosi, ma a scorrere l’elenco dei recenti vincitori, il sospetto si rafforza. Gente di tutto rispetto, per carità: il calciatore Marco Di Vaio, il cestista Marco Belinelli, l’attivista gay Franco Grillini, tante glorie del lavoro locali, medici, studiosi e professori, oltre a star come Vasco Rossi e Gianni Morandi.

Insomma, Antonelli nel parterre ci starebbe benissimo anche se, ed è difficile immaginarlo, smettesse di vincere. In ogni caso, sarà interessante vedere chilo sorpasserà e si arrampicherà sul podio bolognese al posto suo. Lo sventurato sì che potrà avvertire una certa pressione sulle spalle. Siccome al ridicolo non c’è mai fine, il disco rosso per Kimi si accompagna a un altro capolavoro al contrario di Lepore e soci. Il sindaco ha spinto il Comune a conferire la Turrita d’Oro al suo collega più famoso, il primo cittadino di New York, l’islamo-comunista Zohran Mamdani, l’uomo che rischia di far fallire con le sue politiche una metropoli dove abitano molti tra gli uomini più ricchi al mondo. Particolare non secondario, la Turrita d’Oro è un premio che neppure esisteva più dal 2018, quando è stato sostituito con la più sobria Turrita d’Argento. Ma può Lepore, fra i primi italiani a precipitarsi nella Grande Mela poco dopo le elezioni per omaggiare il sinistro, non insignire il collega suo idolo con il metallo più prezioso? E allora Turrita d’Oro sia, perché si sa che alcuni compagni sono più uguali degli altri.

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LA DERIVA
Che poi Mamdani, a differenza di quanto avrebbe fatto Kimi, non si sia presentato in città per ricevere di prima persona l’omaggio, ce la dice lunga di quanto i dem nostrani, specializzati nel salto da un testimonial straniero autorevole all’altro, siano considerati fuori porta. “Bologna per me provinciale Parigi in minore”, cantava una caterva d’anni fa il compagno Francesco Guccini. Da allora, correvano i Settanta, il Comune ha perso centomila abitanti, circa il 20%, che sarebbero molti di più se a rimpiazzare una parte dei cittadini in fuga da amministrazioni sempre più rosse non fossero arrivati sessantamila extracomunitari. Con il risultato che nella città delle Due Torri si è realizzato il cocktail impossibile: al tempo stesso è diventata multietnica ma più provinciale. Altro che New York... Protagonista dell’involuzione, anche se non unico responsabile, è certo Lepore. Il suo è un percorso simile a quello di tanti ex diessini. Per far carriera nel partito e non avere problemi, in giunta con Avs e in città con gli attivissimi e agguerriti centri sociali, ha progressivamente abbandonato ogni ragionevolezza e ogni posizione moderata per spostarsi sempre un po’ di più a sinistra, fino ad arrivare a scelte inspiegabili. Non ci riferiamo nella fattispecie al famigerato limite dei trenta all’ora anche nelle strade a quattro corsie, ma forse il terrore della velocità che il sindaco ostenta qualcosa c’entra. Non si spiega altrimenti il fatto che ha in casa l’idolo nazionale, Kimi, ma insegue mister Zohran, che da islamico non può neppure mangiare i tortellini.

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