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Nicole Minetti, spuntano testimoni a pagamento per infangarla

di Simone Di Meogiovedì 11 giugno 2026
Nicole Minetti, spuntano testimoni a pagamento per infangarla

3' di lettura

C’è qualcuno che vuole speculare sulla storiaccia uruguaiana. Parliamo di una donna straniera che, secondo fonti qualificate di Libero, starebbe tentando di agganciare mediatori italiani ed esteri in grado di “piazzare” sul mercato delle informazioni sue presunte rivelazioni. Si tratta di una professionista che, per lavoro e vecchie amicizie, ha una consolidata consuetudine con il mondo della comunicazione, a tutti i livelli, e che, da qualche tempo, si promuove come depositaria di (supposte) notizie ad alto voltaggio su Giuseppe Cipriani e Nicole Minetti e sul loro stile di vita sudamericano.

Finora, da quel che le fonti hanno riferito al nostro giornale, la “gola profonda” non avrebbe avuto successo in questa ricerca di “acquirenti”, tanto da meditare, parrebbe, di abbandonare l’impresa. Ai mediatori (pochi per la verità) che con lei hanno avuto modo di confrontarsi, la donna non avrebbe offerto riscontri o prove del suo racconto, ma solo narrazioni a senso unico che, ovviamente, rappresentano un rischio enorme dal punto di vista di una eventuale pubblicazione.

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CORRETTEZZA
D’altronde, è il ragionamento di una fonte con Libero, perché mettere in vendita informazioni alla stampa (e ad altri?) su una vicenda che non solo ha innescato una gigantesca causa civile in America del valore di 220 milioni di euro contro Il Fatto Quotidiano e la Rai, ma che è stata peraltro chiusa dalla Procura generale di Milano con la conferma della correttezza della procedura seguita per la grazia a Nicole Minetti? È bene chiarire che, da quanto ci risulta, la “donna dei segreti” non farebbe parte degli informatori e dei testimoni che il giornale, diretto da Marco Travaglio, ha sentito per l’inchiesta su Cipriani e Minetti, né che ci sia stato alcun tentativo di avvicinamento tra le parti, ad oggi.

FINTO SCANDALO
La professionista, evidentemente, sperava di poter lucrare su questi supposti scoop secondo il vecchio schema del giornalismo scandalistico anglosassone: “no monetization, no publication”. Una circostanza che rende ancor più torbido l’ambiente del sottobosco pseudo-giornalistico uruguaiano che si muove attorno a un finto scandalo che ha travolto la vita di Cipriani e Minetti associandone i comportamenti, addirittura, alle famigerate gesta di Jeffrey Epstein e al traffico di ragazze minorenni orchestrato dal finanziere pedofilo.

In questo stesso opaco contesto si inserisce la figura del giornalista Eduardo Preve, a cui fa riferimento direttamente Graciela Torres, l’ex collaboratrice della residenza uruguaiana di Cipriani che inizialmente aveva formulato le accuse sui presunti festini hard raccolte dal Fatto. I legami e l’operato di Preve a Montevideo sono finiti al centro delle analisi dei media locali. La testata La Derecha Diario, come raccontato ieri dal nostro giornale, lo inquadra come un «noto esponente politico dell’estrema sinistra uruguaiana» che riuscirebbe a ottenere, «in modo alquanto discutibile», la visione di denunce e atti che al contrario «dovrebbero rimanere strettamente riservate presso la Procura».

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BUGIARDO SERIALE
Lontano dall’immagine classica del cronista giudiziario, Preve curava uno spazio intitolato “La Tapadita” su M24 Radio, un’emittente storicamente vicina al gruppo terrorista dei Tupamaros. Secondo la ricostruzione del giornale, il conduttore utilizzava la trasmissione per diffondere «presunti scoop, molti dei quali inventati», mossi dall’intento di «scioccare il pubblico con accuse spesso prive di fondamento». Per questa ragione, lo stesso foglio sudamericano lo attacca descrivendolo come «un bugiardo seriale che diffama e calunnia costantemente gli altri».

Ai dubbi sulla condotta professionale si aggiungono anche i dettagli di un procedimento giudiziario che lo vede coinvolto a Maldonado. Come riportato dalle colonne di El País, il cronista è stato infatti denunciato da un automobilista a seguito di una violenta aggressione legata a motivi di viabilità. Il giornalista lo avrebbe afferrato per il collo minacciandolo di investirlo con il suo camion. Il motivo? L’auto parcheggiata male.

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