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OPINIONE

La collina del disonore e il carro dei vampiri

di Mario Sechidomenica 26 aprile 2026
La collina del disonore e il carro dei vampiri

2' di lettura

È successo. Quello che ho scritto 48 ore fa si è materializzato come uno stormo di fameliche arpie: «Il racconto della campagna militare di Mosca contro i “nazisti” di Kiev è parallelo all’epica terroristica della “resistenza” di Hamas, Hezbollah e dei Pasdaran contro i “nazisti” israeliani. Questa tragica riscrittura della storia è destinata a materializzarsi domani nelle manifestazioni del 25 aprile, macchieranno la festa della Liberazione». Quel «domani» è arrivato, è successo ieri. E accadrà ancora. Perché la ragione è stata espulsa, come gli ebrei dal corteo, dal dibattito pubblico e dalla politica, non riconosce il bene e il male. L’urlo raggelante «siete solo saponette mancate» scagliato come una lancia sul petto degli ebrei, circondati nel centro di Milano da aspiranti aguzzini di Auschwitz; la sfilata con la bandiera di Hezbollah a Roma e il no alla presenza di quella dell’Ucraina, sono la conferma di quello che raccontiamo da anni, l’Occidente che odia l’Occidente ha preso il timone della nave.

Non è il «fascismo degli antifascisti» di cui parlavano Pier Paolo Pasolini e Leonardo Sciascia, è qualcosa di nuovo, multiforme e pervasivo: è un’operazione in avanzato stato di decomposizione della nostra civiltà che gode della complicità macabra dei media, degli intellettuali pensosi che credono di guidare il carro della vittoria solo perché ne succhiano il sangue, annidati nella criniera del cavallo. L’unica cosa che sta galoppando è l’antisemitismo, l’esaltazione dei tagliagole, la propaganda di TeleTeheran sui notiziari, dove i Pasdaran sono diventati una fonte e non una gang di assassini e bugiardi.

È la corsa di una carovana di vampiri che fa il tifo senza vergogna per l’impossibile sconfitta degli Stati Uniti e di Israele, tratta come pazzi i leader di nazioni che devono agire per non svegliarsi nell’inverno nucleare. I nuovi chierici indottrinano masse ignoranti pronte a far festa per ogni ebreo sgozzato, per ogni democratico impiccato, per ogni dissidente fucilato. Sono gli orfani di Sinwar, il macellaio di Khan Yunis, sono le vedove dell’ayatollah Khamenei, sono le majorettes di Maduro, sono i servi sciocchi di Putin e Xi, sono i lupi mannari che si nutrono di cadaveri nel cimitero delle idee e minacciano le poche menti lucide, sfuggite all’ipnosi collettiva. Non si illuda il centrodestra, ricordi la lezione di Winston Churchill: «Un pacifista è uno che nutre un coccodrillo, sperando che mangi lui per ultimo». Il clima è spaventoso, ma noi dobbiamo andare controcorrente, perché fuori da questo campo di battaglia c’è solo la collina del disonore.