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In Friuli le tracce della famiglia scomparsa

di Luca Puccinilunedì 11 maggio 2026
In Friuli le tracce della famiglia scomparsa

3' di lettura

Forse li hanno avvistati in Friuli Venezia Giulia, in montagna, tutti e tre assieme, cioè Sonia Bottacchiari e i suoi due figli adolescenti, pure con quei quattro cani che (chi li conosce lo spergiura) li seguono ovunque. L’unica certezza, nel caso della famiglia piacentina scomparsa, è che le ricerche continuano senza sosta, anche perché è un po’ giallo e un po’ mistero il destino di questa donna di 48 anni e dei ragazzi di 16 e 14 di cui non si sa più nulla dal 20 aprile. Infatti è un escursionista del nord-est quello che sostiene di averli avvistati: tra l’altro, particolare non secondario, proprio nella zona in cui i tre avrebbero dovuto fare un campeggio, per cui i vigili del fuoco e la protezione civile, dopo aver ottenuto le coordinate, si stanno concentrando nell’area. D’altronde di segnalazioni, complici i programmi tivù e l’eco dei giornali, ai carabinieri che si stanno occupando del caso, ne sono arrivate parecchie. Questa però, la “pista friulana”, sembra più attendibile. E quindi eccoli lì, i pompieri all’opera, coi droni che scandagliano il territorio dall’alto e gli elicotteri che provano a sbirciare dentro una natura che di ripari ne offre a decine. Ed ecco al lavoro pure i colleghi della centrale che da giorni analizzano i girati delle telecamere in cerca del minimo indizio rivelatore.

Stanno battendo i sentieri attorno al confine con la Slovenia, le decine di uomini che sono sulle tracce di Bottacchiari e figli, con tanti interrogativi in testa, poche risposte e una sola speranza: tre persone, nemmeno del luogo, con animali abituati più alla vita di città che ai trekking alpini, è difficile non abbiano lasciato tracce (per ora, l’ipotesi principale resta quella di un allontanamento volontario). Assieme al personale impiegato nelle ricerche c’è Yuri Groppi, l’ex marito di Bottacchiari, il primo a intuire che qualcosa non quadrava, 21 giorni fa, quando sua moglie era uscita di casa a Castell’Arquato dicendo che avrebbe fatto un giro in montagna coi ragazzi e non è più tornata. Strano particolare: poco prima si era licenziata e si era fatta consegnare la liquidazione. Tutte le strade portano in Friuli Venezia Giulia, questa volta. Più precisamente a Tarcento, in provincia di Udine, dove giovedì gli agenti trovano il primo segno che quella è la tesi corretta: la Chevrolet Captiva della 48enne.

Dentro, le tende da camping che aveva sistemato e che il marito aveva visto, non ci sono. L’altra spia che conferma il “sospetto friulano” è legata ai telefonini: quelli di Bottachiari e dei ragazzi sono spenti, non trillano da settimane, epperò l’ultima volta che hanno dato un contatto risale alla notte tra il 21 e il 22 aprile, alle 4 del mattino, un orario che è troppo presto anche in quota, ma, di nuovo, nella zona dell’area camper di Tarcento. Tre indizi fanno una prova solo nei romanzi, figuriamoci due soli nella realtà: eppure qui, in questa storia che ha già smosso più di ottanta persone (quelle impegnate nelle ricerche) e che sta tenendo col fiato sospeso mezzo Paese, la procura di Piacenza ha già aperto un fascicolo per sottrazione di minori e qualcuno ha avanzato l’idea di poter trasformare il reato in sequestro di persona. Nel campo base di Tarcento ieri si sono fermati a lungo l’ex marito della donna insieme con i nonni dei due ragazzi, accompagnati dall’associazione Penelope Fvg che sulla propria pagina Facebook ha diramato gli identikit dei quattro cani con la speranza che qualcuno possa riconoscere gli animali e lanciato l’appello: «Fatevi vivi, tornate a casa».