Libero logo

Il bergoglismo sta minando la spiritualità del pontificato

Il testo letto dal Papa in ateneo è la solita minestra del cattoprogressismo. Più degli orfani di Francesco, all’Occidente servirebbe riascoltare Ratzinger
di Antonio Soccisabato 16 maggio 2026
Il bergoglismo sta minando la spiritualità del pontificato

( LaPresse)

4' di lettura

«Molti giornali elogiano il discorso di Draghi in cui dice armiamoci, poi giri pagina ed elogiano il discorso di Leone XIV in cui dice disarmiamoci. Mettiamoci d’accordo...». Paolo Mieli ha ragione. Il più surreale è stato il giornale dei vescovi che ieri, per il discorso di Leone XIV all’università di Roma, ha pubblicato un editoriale di elogio al Papa dove contemporaneamente si elogia pure Draghi, come se avessero detto la stessa cosa. In realtà hanno detto cose opposte. Draghi ha parlato dell’aumento da 800 a 1200 miliardi di euro l’anno per la «spesa strategica aggiuntiva» che occorre all’Europa (anche) per finanziare la difesa e il Papa, al contrario, ha detto: «Nell’ultimo anno la crescita della spesa militare nel mondo, e in particolare in Europa, è stata enorme: non si chiami “difesa” un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune». Draghi sbaglia quando sembra liquidare l’idea di Occidente disegnando un’Europa che ormai ha divorziato dagli Stati Uniti (anche se ha fatto capire che da sola non riuscirà mai, sul piano militare, a fare a meno degli Usa). Leone XIV ha delle ragioni, ma ci si chiede se intenda delegittimare pure il diritto alla legittima difesa che la Chiesa ha sempre riconosciuto. Probabilmente il Pontefice non ha un’idea così estrema, ma di fatto nel mondo cattolico (e della sinistra) la sostengono e stanno cercando di attribuire a lui l’utopia ideologica del “pacifismo assoluto”.

Nell’editoriale di Avvenire di ieri sul discorso del Papa per esempio si legge: «Non c’è strada più chiara del “ripudio” alla guerra, oggi come oggi. È un “no” senza se e senza ma all’opzione bellica, che suscita consenso generalizzato e non si presta ad alcun distinguo». Il Papa e Avvenire citano ed elogiano l’articolo 11 della nostra Costituzione che però non teorizza affatto il «pacifismo assoluto», anzi l’articolo 52 proclama che «la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino». La guerra è un male e giustamente i Pontefici hanno ripetuto «Mai più la guerra!», ma spesso è proprio la deterrenza che scongiura le guerre. Lo dimostra l’equilibrio fra Est e Ovest successivo al 1945. È stato l’armarsi della Nato che ha mantenuto la pace e infine ha fatto collassare i sistemi comunisti con un crollo incruento. Dopodiché il male nel mondo c’è sempre e talvolta – come insegna S. Agostino – la violenza altrui obbliga a usare anche la forza militare per proteggere i popoli. Perciò la Chiesa ha sempre riconosciuto questo diritto-dovere. Joseph Ratzinger insegna: «Un pacifismo assoluto, che neghi al diritto l’uso di qualunque mezzo coercitivo, si risolverebbe in una capitolazione davanti all’iniquità, ne sanzionerebbe la presa del potere e abbandonerebbe il mondo al diktat della violenza».

A proposito di Ratzinger: se si rilegge la famosa lezione che Benedetto XVI fece nell’Aula Magna dell’Università di Regensburg (nel 2006) o quella che avrebbe dovuto fare il 15 gennaio 2008 all’Università La Sapienza di Roma, se non avesse dovuto annullare la sua visita per la nota opposizione dei tolleranti, scopriamo due interventi strepitosi. Ciò che avremmo bisogno di sentire anche oggi. Non si possono confrontare con il testo che ha letto Leone XIV giovedì all’Università di Roma. È come paragonare la Sinfonia n. 40 di Mozart a un intervento di Rosy Bindi nel programma della Gruber. Ho parlato del testo “letto” da Leone XIV perché è evidente che non è stato scritto da lui, ma (in massima parte) dell’establishment bergogliano di Curia che continua a sfornare discorsi politici, non prolusioni per un Papa agostiniano di profonda spiritualità come Leone XIV che purtroppo, di suo pugno, scrive solo le omelia e poco altro. In questo intervento (che rigira la solita minestra: guerra/disarmo, migranti, ecologia/riscaldamento globale, Palestina) c’è ben poco di suo: non è mai rammentato Gesù Cristo, neppure una volta e questo rende evidente che proviene dalla Curia “sudamericana” e non è stato concepito da Leone XIV, il Papa che ha riportato Cristo al centro della Chiesa. Peraltro non c’è neanche un accenno alla brutta vicenda del 2008 per la quale Benedetto XVI dovette rinunciare alla visita. Eppure nel libro di Leone appena uscito c’è un suo intervento del 2006 in cui ne parla. Nel discorso di giovedì invece è citato papa Bergoglio e anche questo fa capire che quel testo viene dai suoi tifosi di Curia. Ovviamente è un passo della Laudato si’ sul riscaldamento globale.

L’ennesima moda ideologica che il cattoprogressismo insegue quando il mondo la sta già archiviando. Non a caso ieri l’intervento letto da Leone XIV alla Sapienza non ha avuto neanche un titolo sulle prime pagine dei giornaloni. Per due motivi. Primo: quando c’è il loro papa (Draghi) ha il sopravvento sul Pontefice romano (che viene esaltato solo quando può essere contrapposto a Trump). Secondo: tutti si sono ormai stancati di sentire una Chiesa che parla solo di migranti, guerra, disarmo e riscaldamento globale. Per questo basta l’onorevole Bonelli, non serve un Papa. Con l’agenda bergogliana la Chiesa non ha più fascino, né futuro. Non attrae, diventa insignificante e irrilevante. Il bergoglismo sta minando la spiritualità di questo pontificato. È un colossale problema. E non riguarda solo i testi o l’apparato informativo e mediatico della Curia, ma la Curia stessa. L’infortunio dei giorni scorsi relativo all’onorificenza (fra gli altri) al diplomatico iraniano, per cui Teheran ha suonato le trombe trionfali, è quantomeno un segnale di grave superficialità curiale. C’è stato bisogno dell’intervento dell’ambasciatore americano presso la Santa Sede per stendere un pietoso velo e scongiurare un pasticcio diplomatico. Ma è un infortunio non casuale. La Chiesa sembra non capire più che esiste il mondo libero (pur con i suoi difetti) e il mondo delle tirannie, che sono un pericolo per tutti. L’Occidente ha bisogno di risentire il messaggio di Ratzinger.
www.antoniosocci.com