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Pollena Trocchia, il killer con il reddito di inclusione: la scoperta su Mario Landolfi

di Simone Di Meomartedì 19 maggio 2026
Pollena Trocchia, il killer con il reddito di inclusione: la scoperta su Mario Landolfi

3' di lettura

Due prostitute uccise nello stesso palazzo abbandonato nel giro di 48 ore a Pollena Trocchia, nel Vesuviano. E un uomo fermato dai carabinieri con ancora addosso la maglietta sporca di sangue. Mario Landolfi, 48 anni, di Sant’Anastasia, ha confessato il duplice omicidio dopo cinque ore di interrogatorio davanti ai militari della sezione operativa di Torre del Greco, ai carabinieri di Cercola e al pm di Nola Martina Salvati. Il luogo del delitto è uno scheletro di cemento lasciato a metà da anni, diventato col tempo rifugio di tossicodipendenti, senzatetto e sbandati. Scale aperte sul vuoto, graffiti sui muri, nessun infisso. Un posto fuori dal mondo, a poche centinaia di metri dal Monte Somma e dal cono del vulcano. È lì che sono state trovate una 29enne del Casertano e una 49enne di origine ucraina. La più giovane è stata uccisa il 17 maggio. L’altra il giorno prima. L’assassino vive di espedienti, piccoli lavori in nero e percepisce il reddito di inclusione, la misura riservata agli indigenti che ha preso il posto del reddito di cittadinanza. È sposato e ha due figli. Quando è stato portato in caserma, ha iniziato a parlare quasi subito.

Per l’omicidio della ragazza italiana ha raccontato di una lite nata dopo un rapporto sessuale: cento euro pattuiti, poi la richiesta di altri cinquanta, la discussione degenerata in colluttazione e infine la spinta nella tromba delle scale. Agli investigatori ha anche detto di avere provato a recuperare il cadavere usando una corda, senza riuscirci. Per la donna ucraina il copione sarebbe stato simile. Ottanta euro per il rapporto e altri trentacinque per una stanza d’albergo che lei pretendeva. Lui invece l’avrebbe portata direttamente nelle palazzine abbandonate. La lite sarebbe esplosa al secondo piano. Davanti ai carabinieri, inizialmente, non ne aveva nemmeno parlato, quasi come se questo delitto fosse stato cancellato o rimosso. Solo quando gli hanno mostrato la foto della 49enne, Landolfi lo ha ammesso aggiungendo, quasi a giustificarsi, che dopo avere assunto cocaina gli si «annebbia la mente». A far luce sui crimini, però, non sono state le telecamere o le intercettazioni. Ma gli occhi di due fidanzati che si erano appartati nei paraggi in cerca di intimità. Hanno visto Landolfi entrare nel cantiere con una donna minuta e uscire da solo circa venti minuti dopo, con una borsetta bianca tra le mani. Il giovane ha avuto subito la sensazione di conoscere quel volto, lo aveva già visto da quelle parti. Poi lo scambio di sguardi improvviso mentre il 48enne tornava verso l’auto. Un incrocio durato pochi secondi, ma sufficiente a far scattare il sospetto. Così il ragazzo ha fotografato la targa della vettura e ha chiamato i carabinieri. Da lì gli investigatori sono arrivati all’auto, poi a Landolfi e infine alla confessione. Il duplice omicidio arriva in giorni pesantissimi per la sicurezza tra Napoli e provincia.

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Sabato sera un ambulante dello Sri Lanka è stato aggredito da una baby gang nella centralissima Galleria Umberto I, dopo sfottò e un tentativo di rapina di gadget per cellulari. Quella stessa mattina, un brasiliano di 43 anni è stato accoltellato al collo in Piazza Principe Umberto, ed è riuscito a chiedere aiuto a una pattuglia dei carabinieri vicino a Porta Capuana pochi istanti prima di svenire. Solo sette giorni fa, nella stessa zona, un 29enne del Burkina Faso era stato ucciso a coltellate dopo una rissa. E poi c’è il quindicenne ferito con un colpo di pistola nei vicoli attorno a Piazza Mercato, meno di ventiquattro ore dopo la marcia per la legalità organizzata dall’associazione “Libera” e dalla Diocesi di Napoli. La Squadra mobile sta scavando anche nei legami familiari del ragazzo, imparentato con alcuni boss della zona. Uno scenario incontrollato ed esplosivo, che l’amministrazione comunale sembra sottovalutare. Il capogruppo in Consiglio regionale di FdI, Gennaro Sangiuliano, ha parlato di «situazione preoccupante aggravata dall’assenza di politiche sociali e di risanamento urbano» e ha avvertito: «Le forze dell’ordine arrestano, ma dopo poco giovani e più pericolose leve prendono il posto di chi è finito in galera». Per il deputato e coordinatore campano della Lega, Gianpiero Zinzi, servono invece misure ancora più dure: «Il rispetto dell’ordine e delle regole non ammette giustificazioni, chi delinque e getta nel caos le nostre città deve pagare».

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