"Stava quasi in silenzio. Stava in piedi, ma non aveva la forza di parlare. Per me, Antonella aveva già capito che Sara se ne era andata. È crollata a terra, hanno dovuto portare la barella e portarla al pronto soccorso. Io non l'ho più vista": a parlare, in un'intervista a Quarto Grado su Rete 4, è stato il padre di Antonella Di Ielsi e nonno di Sara Di Vita, mamma e figlia morte lo scorso dicembre a Pietracatella, provincia di Campobasso, a seguito di un presunto avvelenamento da ricina. Si tratta di una sostanza altamente tossica che sarebbe stata rilevata dagli esami eseguiti sui corpi delle due vittime. Al momento, però, gli investigatori non sono ancora riusciti a capire come il veleno sia entrato in contatto con le due donne.
Secondo il padre di Antonella, in questo caso "la famiglia non c'entra": "Pensate davvero che sia successo in famiglia? Ma chi potrebbe aver fatto una cosa simile? Mi sembra impossibile". Poi ha ripercorso gli ultimi momenti vissuti accanto alla figlia. Istanti drammatici in cui la donna era provata, incapace di parlare e debilitata. Secondo il racconto dell'uomo, Antonella avrebbe compreso fin da subito che qualcosa di gravissimo era accaduto alla figlia Sara. L'uomo, inoltre, ha rivelato di aver appreso solo successivamente la possibile causa della tragedia. "Nessuno aveva il coraggio di dirmelo".
Pietracatella, la scoperta a pochi chilometri dalla casa dei Di Vita: piante di ricino
Nelle campagne vicino a Pietracatella (Campobasso), a circa 15 km dal paese, è stata trovata una pianta di ricino...Nelle settimane scorse, intanto, gli investigatori hanno sequestrato alcuni degli alimenti consumati durante le festività natalizie del 23 e 24 dicembre, nel tentativo di individuare la possibile fonte della contaminazione. Tra le ipotesi al vaglio c'è quella che la ricina possa essere stata introdotta in conserve alimentari oppure in regali ricevuti per Natale. Al vaglio degli inquirenti anche il dark web per capire se la sostanza sia stata acquistata online.




