Libero logo

Luca Esposito e il tunisino "andati insieme al casolare": cos'è successo prima della mattanza

di Tiziana Lapelosadomenica 26 luglio 2026
Luca Esposito e il tunisino "andati insieme al casolare": cos'è successo prima della mattanza

4' di lettura

Era una vita “inventata” quella di Luigi Esposito, per tutti “Luca”. Nome, appunto, che non risulta all’anagrafe. Ed era una vita ai margini quella di Ridha Rahmoumi, 26 anni, dalla Tunisia all’Italia per una vita da clandestino, tanti “alias” e un obbligo di rimpatrio mai eseguito. Due vite che si sono incrociate, e ancora non si sa perché, e tradotte in omicidio domenica 19 luglio in una campagna alle porte di Eboli, comune ad una manciata di chilometri da Salerno. «Sì, sono stato io ad ucciderlo. Abbiamo litigato. L’ho colpito e poi bruciato», ha confessato il tunisino.

È stato lui, infatti, a fracassare Luca, 53 anni, all’inverosimile spaccandogli le ossa dalla testa ai piedi. È stato lui ad ammucchiare plastica, sterpaglie e una coperta sul corpo ancora vivo del giornalista sportivo (nei suoi polmoni è stato trovato del fumo) e a dargli fuoco in quel luogo in cui i due ci erano arrivati insieme, come dimostrano le immagini di una telecamera di sorveglianza di una azienda agricola del posto.

"Luca Esposito bruciato vivo": l'agghiacciante risultato dell'autopsia

Le indagini sulla morte di Luca Esposito, giornalista sportivo di 53 anni trovato carbonizzato nella ...

INVISIBILE

Pensava di averla fatta franca, lui, così invisibile. Invece è stato tradito da una impronta lasciata sull’auto della vittima, una Y10, parcheggiata poco lontano dal luogo in cui Luca è stato trovato cadavere, senza portafogli e senza i suoi due cellulari. Uno i carabinieri l’hanno trovato a casa del giornalista a Lancusi di Fisciano, a due passi dall’Università di Salerno. L’altro era stato acceso nel pomeriggio del giorno del delitto, quando dei messaggi inviati da un amico a Luca erano stati visualizzati.

Già da qualche giorno i sospetti dei carabinieri del comando provinciale di Salerno – coordinato dalla procura di Salerno guidata da Raffaele Cantone – si erano concentrati sul tunisino irregolare, che in passato era stato fermato per occupazione abusiva di una casa ad Altavilla Silentina (sempre in provincia di Salerno) e per questo segnalato ai carabinieri di Eboli che di lui avevano foto e impronte. Dopo la conferma della sua presenza nella località Cioffi in cui è avvenuto l’omicidio, ci sono voluti due giorni per individuarlo con l’aiuto dei Ros e dei reparti speciali dei Cacciatori di Puglia. Ieri mattina, i militari hanno trovato Ridha Rahmouni in un edificio abbandonato sulla statale 18 a Eboli, in condizioni che dire degradanti è un complimento.

Ha tentato la fuga, ma poi nulla ha potuto una volta braccato. Aveva l’altro cellulare di Esposito e pure una sua carta di credito. È emerso che i due si conoscevano da tempo, avevano avuto più contatti via cellulare. Ora il tunisino si trova nel carcere di Salerno in attesa della convalida del fermo.

Messe le manette ai polsi del 26enne, lo stesso procuratore Cantone ha dovuto ammettere la difficoltà dell’operazione, ringraziare i carabinieri «che hanno messo in campo tecnologie avanzatissime e anche grazie al ruolo dei Cacciatori (di Puglia, ndr) siamo riusciti a individuarlo», e sottolineare che il tunisino «fa parte del mondo dei cosiddetti fantasmi, si sa che ci sono, ma non si sa dove sono, in un contesto difficilissimo da individuare».

Rahmouni, con in tasca un obbligo di rimpatrio mai eseguito, il 13 agosto del 2023 fu sottoposto a rilievo segnaletico a Lampedusa, due mesi dopo alla questura di Savona. A dicembre dell’anno dopo gli viene negato il permesso di soggiorno dalla questura di Salerno. Poi la denuncia per occupazione abusiva con un alias, infine l’omicidio.

Esposito, "tunisino clandestino": cosa emerge sull'assassino del giornalista, esplode il caso politico

"Grazie alle Forze dell'Ordine per la rapida cattura di questo assassino. Adesso che vada in carcere al suo Pae...

CARCERE

La clandestinità del reo confesso ha spinto il ministro Matteo Salvini a commentare su X: «...Adesso che vada in carcere al suo Paese, non qui a spese degli italiani. È ormai urgente che, come propone la Lega da tempo, si schierino migliaia di militari a protezione delle nostre città. Nessuna persona perbene può aver paura di avere donne e uomini in divisa ovunque». Trovato l’assassino, restano due domande: perché un irregolare abbia continuato a vivere indisturbato; cosa spingesse Luigi “Luca” Esposito ad inventarsi la vita. Se sul primo punto la polemica politica ci sguazza, sul secondo si continua a indagare.

Esposito era noto a tutti come giornalista sportivo locale: commentava le partite in tv, ne scriveva su un quotidiano locale, dirigeva un sito e aveva 15mila follower. Gli amici dicono che era molto riservato e per questo si meravigliano che abbia dato confidenza ad una persona come l’assassino. Diceva di essere sposato e portava una fede. Ma non era vero e l’anello pare fosse di uno dei genitori. Diceva di lavorare per l’agenzia regionale per l’ambiente, ma nemmeno questo era vero e non era iscritto all’albo dei Biologi. Nemmeno le sorelle, due, pare fossero a conoscenza della vita del giornalista sportivo bruciato vivo da un tunisino irregolare.