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Sarah e Alisya, le sorelline sparite: prende piede un'ipotesi estrema

di Simona Plettogiovedì 18 giugno 2026
Sarah e Alisya, le sorelline sparite: prende piede un'ipotesi estrema

3' di lettura

Mentre in queste ore è stato trovato vicino a un sentiero un fermaglio per capelli che apparterrebbe a Sarah, proponiamo qui un articolo uscito in data giovedì 18 giugno sul quotidiano Libero.

Undici giorni dopo la scomparsa di Alisya e Sarah, il mistero resta, ma una pista inizia a prendere consistenza nelle valutazioni degli investigatori: quella di un allontanamento volontario pianificato e sostenuto dall’aiuto di almeno una terza persona. Uno scenario che, al momento, non esclude altre ipotesi, ma che trova riscontri in diversi elementi. Delle due sorelle di 16 e 12 anni, sparite nella notte tra il 6 e il 7 giugno dalla casa famiglia "Off Hope" di Civitella Alfedena, però, non c'è ancora alcuna traccia.

Mentre squadre di soccorso, volontari e forze dell’ordine continuano a setacciare il territorio del Parco nazionale d’Abruzzo, gli investigatori stanno concentrando l’attenzione su tre utenze telefoniche che potrebbero avere un collegamento con le due minorenni.

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POSSIBILE PERCORSO

Secondo quanto emerso nei giorni scorsi, due numeri si sarebbero agganciati alle celle telefoniche lungo quello che viene ritenuto il possibile percorso compiuto dalle ragazze dopo l’allontanamento. Un’ipotesi che viene però riletta alla luce di ulteriori verifiche. La Procura di Sulmona, guidata da Luciano D'Angelo, sta approfondendo tutti gli elementi tecnici disponibili e, allo stato, non risulterebbero agganci riconducibili ai telefoni originariamente in uso alle due sorelle.

Su questo punto interviene l’avvocato Enrico Mastantuono. «I due cellulari, un iPhone e un Samsung delle due ragazzine, sono stati sequestrati quando sono entrate nella casa famiglia e consegnati alla madre che ancora oggi li ha in custodia». Circostanza che porta a una conclusione: i dispositivi intercettati dopo la scomparsa sarebbero diversi, forse acquisiti successivamente e utilizzati dopo l’allontanamento dalla comunità. Un elemento che rafforza l’ipotesi di un supporto esterno. Gli investigatori stanno passando al setaccio tabulati e dati telefonici per identificare gli utilizzatori delle utenze.

Intanto le immagini delle telecamere e gli accertamenti effettuati nella notte della fuga avrebbero ristretto il campo dei veicoli transitati nella zona. Le auto passate lungo quel tratto di strada all’ora della fuga sarebbero solo tre. Una, una piccola utilitaria, potrebbe essere compatibile con un eventuale passaggio offerto alle ragazze, mala scarsa visibilità notturna rende difficile ogni identificazione.

Un altro elemento riguarda la tempistica dell’allarme. Le due sorelle si sarebbero allontanate durante la notte, mentre la segnalazione ai carabinieri sarebbe arrivata intorno alle 9.30 del mattino, ore dopo la fuga.

Le ultime immagini certe delle ragazze restano quelle registrate dalle telecamere di un esercizio commerciale. Quel giorno erano uscite due volte dalla struttura: una prima volta per un giro in paese col fidanzato della maggiore, una seconda - in serata in un bar. Alle due di notte Alisya viene vista per l’ultima volta da un operatore della casa famiglia che le consegna un antidolorifico. Poi il nulla.

Parallelamente proseguono gli accertamenti della Procura di Sulmona, che ha aperto un fascicolo per sottrazione di minori. Un’ipotesi di reato che, allo stato, non consente il ricorso a intercettazioni telefoniche o ambientali. Al momento non risultano indagati. È stato ascoltato anche il fidanzato egiziano 18enne come persona informata sui fatti. Tra gli elementi al vaglio figurano inoltre alcuni biglietti rinvenuti nella stanza delle ragazze.

Un fronte centrale dell’indagine riguarda poi la sentenza emessa il 28 maggio dal Tribunale di Cassino, che per l’ennesima volta aveva modificato gli assetti familiari delle due sorelle e aveva stabilito che rimanessero in comunità per altri 24 mesi. La Procura di Sulmona ha chiesto l’acquisizione dell’intero fascicolo, comprese le audizioni delle minorenni, ritenendo che possa contenere elementi utili a comprendere il contesto della fuga e le eventuali motivazioni che potrebbero averla preceduta. Sul fronte delle ricerche, intanto, il lavoro si estende anche oltre i confini regionali. Sono state controllate la Camosciara, Valle Jannanghera, rifugi montani, casolari abbandonati e numerose aree boschive.

PISTE TUTTE APERTE

Per gli investigatori prende sempre più corpo lo scenario di un allontanamento volontario preparato nei dettagli e sostenuto dall’esterno. Anche il legale della madre invita però alla prudenza. «Attendiamo fiduciosi gli esiti delle indagini», afferma Mastantuono, osservando come attorno alla vicenda si sia sviluppata una rappresentazione mediatica spesso più veloce degli accertamenti. Le piste, ovviamente, restano tutte aperte, ma una convinzione sembra ormai consolidarsi: quella di una fuga tutt’altro che improvvisata.