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La pace anti-ebrei fa sbroccare i partigiani

Se la resistenza non è in grado di unire il fronte dei partigiani fuori tempo massimo, come può pensare di unire gli italiani?
di Lorenzo Cafarchiomartedì 4 agosto 2026
La pace anti-ebrei fa sbroccare i partigiani

2' di lettura

Anpi contro Anpi. Avete presente il meme coi due Uomo Ragno, identici, che si indicano? Dopo la diffusione del comunicato condiviso da parte dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia e dell’Ucei (Unione delle comunità ebraiche italiane), in vista del corteo del 25 aprile 2027, gli epigoni della resistenza sono scoppiati. Nella nota Gianfranco Pagliarulo, presidente dell’Anpi, e soci hanno teso la mano alla Brigata ebraica dopo la dura contestazione - avvenuta a Milano durante la manifestazione per la liberazione di quest’anno - che ha portato all’allontanamento degli ebrei dalla processione antifascista. Un “patto” per riconoscersi nella Costituzione, nella «condanna di qualsiasi atto di violenza», passando per il «riconoscimento del ruolo dei combattenti ebrei nella resistenza» finendo con l’abbraccio nella «riconferma del diritto della componente ebraica alla partecipazione in sicurezza alle celebrazioni del 25 aprile». Fino a qui tutto bene eppure il problema è l’essenza stessa della resistenza a essere messa in crisi dalle sezioni locali dell’Anpi.

Su queste colonne domenica vi abbiamo raccontato di come la compagine dei partigiani di Nizza Lingotto - siamo a Torino abbia sbottato. L’Ucei? «Un’organizzazione prevalentemente di estrema destra, responsabile di aggressioni contro manifestanti dell’Anpi e pro Palestina». E poi la ciliegina sulla torta resistenziale. La Brigata ebraica? Un’«unità militare che ha avuto un ruolo insignificante nella liberazione dell’Italia». Da quale pulpito la predica. La sconfitta dell’Italia fascista e la conseguente fine del secondo conflitto mondiale, alle nostre latitudini, avvenne per opera dell’intervento degli eserciti alleati e non certo per l’opera dei partigiani. Un dato che aiuta a leggere la guerra è il numero di vittime sul territorio italiano. Furono 90mila i soldati americani morti e 120mila quelli tedeschi caduti sul suolo italiano, mentre i partigiani, dati dell’Anpi, 6882. La massima di Marcello Veneziani, «si può immaginare un’Italia liberata senza resistenza, ma non si può immaginare un’Italia liberata senza alleati», quanto mai calzante.

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I piemontesi non sono gli unici ad aver attaccato. I milanesi di Città Studi dicono, tornando allo scorso corteo del 25 aprile, che «la risposta della piazza alla provocazione della Brigata ebraica è stata sacrosanta e ha rappresentato un momento di chiarezza da cui ripartire per il futuro: fuori dal 25 aprile i sostenitori del genocidio e della guerra». Rimanendo sotto la Madunina la sezione dell’Anpi Atm asserisce come «non può esserci nessuna mediazione con i sionisti, che noi riteniamo essere nazisti sotto tutti gli aspetti». La sezione romana Orlando Orlandi Posti afferma di non avere problemi con «gli “ebrei contro l’occupazione”», ma invece «i sionisti» che «professano ideali di sterminio e conducono azioni vergognose verso il popolo palestinese, saranno sempre respinti». I partigiani di Grugliasco, nuovamente Piemonte, dicono che «la Brigata ebraica non era una formazione partigiana e non appartiene alla resistenza italiana» e che «non ha nulla a che fare con la lotta di liberazione dal nazifascismo». Un elenco che ci porta a una considerazione finale. Se la resistenza non è in grado di unire il fronte dei partigiani fuori tempo massimo, come può pensare di unire gli italiani?

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