Hanno scelto il nome Nostos – “ritorno” – per la loro festa sulla Marina di Latina i giovani di Azione universitaria, anche loro sotto l’effetto dell’Odissea di Christopher Nolan. Un azzardo, l’unione di epica e politica, che tuttavia guarda all’attualità visto che Ulisse è l’eroe che batte tutti sui social. Ritorno, dunque, per mandare i necessari «segnali di vita». Non ne fa mistero Nicola D’Ambrosio, presidente di Au: «Dopo 14 anni di odissea dall’ultimo appuntamento di Dedalo servivano buoni marinai e un porto solido». Mille presenze in quattro giorni, dal 30 luglio al 2 agosto, sono numeri confortanti per un mondo giovanile che intende risvegliarsi dopo il torpore seguito alla vittoria elettorale. E stare insieme, riunirsi, discutere, ritrovarsi, sono al di là dei numeri gli strumenti più idonei per risvegliare l’ambiente giovanile. Bisogna rimboccarsi le maniche per evitare che i più giovani si lascino attirare dalle sirene delle parole d’ordine roboanti di chi pretende di incarnare la “vera destra”. Giocando magari sull’antico concetto di amico-nemico che andrebbe superato per parlare di proposte, modelli, futuro.
Un concetto ripreso da Giampiero Mughini intervistato dal ministro del Turismo Gianmarco Mazzi durante il panel “Nero è bello, 46 anni dopo cos’è cambiato?”. «Se uno dice di rappresentare la vera destra è sospetto. Perché uno o lo è o non c’è bisogno che lo dica. La destra per come la vedo io è rappresentata dal capo del governo e dal suo partito. Quella di Vannacci è una destra più stracciona e sciagurata. Come mettere a confronto la Juve di Capello con quella di Del Neri».
Mughini fu nel 1980 l’artefice della trasmissione Rai “Nero è bello” che fece conoscere all’Italia il mondo dei “reietti” di destra: cosa leggevano, cosa speravano, per cosa lottavano. La “feccia” di allora divenuta poi classe dirigente con An e che ormai ha passato il testimone ai quarantenni di Fratelli d’Italia.
Un percorso che Mughini ha sempre guardato con grande onestà intellettuale pur provenendo da quella sinistra che salutò con amarezza nel suo pamphlet Compagni addio (1987). La scelta di Latina, ha spiegato il senatore Nicola Calandrini, che ha promosso la legge sul centenario della fondazione della città, è stata voluta perché «parliamo del capoluogo di provincia più giovane d’Italia, una città che sta riscoprendo e rafforzando la propria vocazione universitaria attraverso nuovi spazi, servizi, accordi con gli atenei». Il presidente del movimento giovanile di FdI Fabio Roscani ha rivendicato alla destra di avere dato «il colpo più grande all’astensionismo con il voto ai fuorisede». C’è stato spazio anche per un’altra battaglia che il partito di Meloni sta conducendo in Parlamento nella commissione Covid: una richiesta di trasparenza e di verità (ne ha parlato Augusta Montaruli) su un periodo che proprio ai giovani ha sottratto spazi importanti di socialità.




