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Mario Adinolfi, furia durante l'interrogatorio: cosa trapela dalla Procura

lunedì 13 luglio 2026
Mario Adinolfi, furia durante l'interrogatorio: cosa trapela dalla Procura

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Nega, perde la calma, si altera. È un Mario Adinolfi incontenibile quello che, nella mattinata di oggi - 13 luglio -, si è presentato davanti al gip di Roma per l'interrogatorio di garanzia. Il giornalista ha respinto le accuse di truffa ed evasione fiscale per le quali è agli arresti domiciliari. E lo ha fatto anche con una certa convinzione. "Io non frego le vecchiette, non sono un vigliacco", ha detto, prima di partire anche all'attacco: "Mi denuncia chi ha perso. Chissà perché i tanti vincenti non mi hanno denunciato e anzi. C'è chi ha ricevuto indietro il doppio. Ci sono pure persone che mi devono dei soldi". 

Adinolfi, dunque, ha sostanzialmente confermato di "essere un giocatore", ma ha negato ogni altra accusa. Nei suoi confronti la procura di Roma contesta i reati di truffa aggravata e continuata, esercizio abusivo dell'attività di raccolta del risparmio, abusivismo finanziario e omessa dichiarazione dei redditi in relazione alla "scommessa collettiva", un circuito di raccolta fondi da privati, promosso via social, ai quali venivano prospettati rendimenti legati alle scommesse sportive.

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Davanti al giudice, Adinolfi ha aggiunto che il gruppo di scommettitori era composto "da una novantina di persone", tra cui anche "persone importanti", come professori universitari, liberi professionisti e notai. "Erano loro a cercarmi, mai visti di persona. Mi cercavano perché sanno tutti che sono un grande pokerista. Mi dai tremila euro, li faccio fruttare di almeno dieci volte", ha afferamto. L'indagato ha poi respinto le accuse di evasione fiscale - "se io sono un evasore allora lo sono tutti quelli che giocano online" - e ha sostenuto di condurre una "vita morigerata". "Altro che Courmayeur, non so neanche sciare", ha detto. 

Per i difensori, che hanno chiesto la revoca della misura cautelare, Adinolfi "ha risposto correttamente e serenamente a tutti i capi di imputazione che gli sono stati contestati, fornendo in questa fase delucidazioni specifiche su quanto gli viene contestato", hanno affermato gli avvocati Pablo De Luca e Riccardo Di Lorenzo. "Quella organizzata da Adinolfi è stata un'attività lecita, frutto di una richiesta di gioco collettivo, e Adinolfi ha restituito gran parte del denaro ricevuto. Di fronte a una contestazione di uscite per un milione e mezzo di euro, c'è una restituzione di un milione e trecentomila euro. Quindi c'è una simmetria tra entrate e uscite che è stata valorizzata solo in negativo", hanno concluso i difensori.

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