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Aurora Tila, la 13enne gettata dal balcone: "L'ho uccisa io", l'ex fidanzato confessa dopo 2 anni

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lunedì 13 luglio 2026
Aurora Tila, la 13enne gettata dal balcone: "L'ho uccisa io", l'ex fidanzato confessa dopo 2 anni

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Ha confessato l'ex fidanzato di Aurora Tila, la 13enne morta dopo essere stata gettata da un balcone a Piacenza il 25 ottobre 2024. Il giovane, 15 anni all'epoca dei fatti e già condannato a 17 anni dal tribunale per i minorenni, durante il processo di Appello, rendendo dichiarazioni spontanee in video-collegamento dal carcere minorile di Catanzaro, ha detto di essere stato lui a uccidere Aurora. Dunque, ha cambiato versione e si è scusato non solo per il gesto ma anche per aver aspettato tanto ad ammetterlo. Presente in aula la mamma di Aurora, il cui avvocato ha dichiarato: "Con la confessione si chiude un cerchio. Ma ci auguriamo che la Corte confermi la sentenza di primo grado, che ha stabilito una pena congrua". 

Aurora morì dopo un volo dal settimo piano del condominio in cui viveva a Piacenza. Insieme a lei, in quei terribili attimi, c'era il suo ex fidanzato. Quest'ultimo, che finora si era sempre detto innocente, aveva parlato di un gesto volontario della ragazza. Un racconto, il suo, che non avrebbe mai convinto gli inquirenti. Dalle indagini, in particolare, era emersa una frequentazione di alcuni mesi tra i due, finita per l'atteggiamento possessivo di lui. In alcuni messaggi con le amiche, Aurora avrebbe parlato di pedinamenti. In un caso avrebbe addirittura chiesto aiuto all'intelligenza artificiale per capire come comportarsi con lui. Un testimone, inoltre, aveva detto agli investigatori di aver notato la giovane aggrappata alla balaustra, mentre l'ex fidanzato la colpiva alle mani facendola cadere. Di lì la decisione di arrestare il ragazzo. 

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Al processo di primo grado, un ex compagno di cella ha raccontato in aula che il giovane gli avrebbe confidato di aver spinto la 13enne. E alla fine il ragazzo è stato condannato a 17 anni per omicidio volontario pluriaggravato dallo stalking, dalla minore età della vittima e dal legame affettivo. Ora il processo tornerà in aula il 10 settembre: i giudici hanno disposto un rinvio, in attesa di ricevere una relazione sul comportamento nell'istituto penitenziario da parte del ragazzo, che sarebbe stato denunciato per vari reati. 

"Se questa confessione dovesse servire a ottenere una riduzione della pena di tre o quattro anni, riteniamo che sarebbe poco corretto - ha aggiunto il legale della famiglia della vittima -. La mamma, la sorella e tutti i familiari sperano che venga confermata la condanna di primo grado, una pena che consideriamo congrua, anche se, secondo noi, nel processo sono stati omessi alcuni aspetti, come la valutazione della premeditazione e della crudeltà. Se dovesse esserci uno sconto di pena, non dovrebbe certo essere motivato da una confessione arrivata anni dopo, per di più dopo aver presentato appello chiedendo l'assoluzione per non aver commesso il fatto. Altrimenti, diventerebbe una pagliacciata".

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