Accoglienza politica in Campidoglio per i rappresentanti del centro sociale Spin Time. Del resto, dopo l’appello sottoscritto dalla sinistra cultural-radical-chic delle terrazze romane, i dem continuano a sposare la causa (ultra decennale) degli occupanti.
La lettera appello (sottoscritta tra gli altri da Marco Bellocchio, Francesca Comencini, Matteo Garrone, Mario Martone, Ferzan Ozpetek, Sabina Guzzanti, Paolo Sorrentino, Paolo Virzì e Carlo Verdone), viene sventolata come un lasciapassare per il “diritto alla casa” e preservare lo spazio di «aggregazione popolare». La lista delle adesioni si allunga. Oltre un centinaio di sottoscrizioni. Qualche visita (come quella della Guzzanti), e «solidarietà» agli occupanti. In fondo, una firma in calce ad un appello, non costa. Come le promesse a favore di microfoni e telecamere. In Comune assicurano che oggi verrà riaperta la «trattativa con la proprietà» (Investire Sgr) per trasformare gli ex uffici in un misto di case popolare e centri culturali.
PROMESSE IMPOSSIBILI
L’idea del Campidoglio - se solo fosse percorribile a norma di legge - è di riadattare «i piani superiori in case popolari mentre il piano terra, e forse anche il primo piano, verrà dedicato alle realtà associative presenti nell’occupazione», ha ipotizzato l’assessore alla Casa, Tobia Zevi un’assemblea pubblica organizzata sulla strada lo Spin Time.
Modesto dettaglio. Zevi parla come se fosse una cosa semplice. Ma dovrebbe pur saperlo che non sarà passeggiata. Né facile né rapida. E infatti nelle rassicurazioni agli occupanti ci infila un prudente «questo nel lungo termine». Gli uffici capitolini lo sanno bene. Un immobile ad uso uffici, diventare “civile abitazione”, ha bisogno di un “cambio di destinazione d’uso”. Pratica tutt’altro che semplice. Peraltro, dopo il principio di incendio, i vigili del fuoco hanno fatto allontanare tutti e 400 gli occupanti. E quindi il palazzo e gli impianti andranno messi in sicurezza. Sempre che sia possibile.
Da 13 anni i tecnici del Comune entrano con circospezione. Accompagnati dal collettivo che lo gestisce. La proprietà pretende un canone di affitto per l’occupazione abusiva che in quasi tre lustri è lievitato «a oltre 21 milioni di euro di esborso per le casse comunali» per le tasche dei contribuenti capitolini fa di conto la senatrice di Fratelli d’Italia Ester Mieli.
Sembra passare sotto silenzio, da parte di Roberto Gualtieri, «il rispetto delle regole e di tutela dei cittadini che rispettano la legge, non di chi vive nell’illegalità».
Un appello a rispettare le graduatorie nell’accesso all’edilizia popolare ribadito pure dal presidente della Regione, Francesco Rocca. E sposato dall’esponente di Forza Italia Rachele Mussolini, capogruppo in Campidoglio, che non vuole che passino «provvedimenti che rischiano di trasformarsi in un incentivo all’illegalità».
Nell’immediato il Comune ha allestito per strada, ad uso degli occupanti che dal palazzo hanno invaso la strada, più bagni chimici, qualche ventilatore da campo e allertato la protezione civile. Riuscendo a collocare le famiglie con bambini e anziani in strutture temporanee. Forse quel che manca - nella Capitale come nel resto delle grandi città con un evidente problema di edilizia popolare per fare fronte all’emergenza casa - è proprio un piano di interventi per rispondere alle necessità. Il “piano casa”, portato avanti a fine aprile del governo nazionale, prevede per i prossimi dieci anni fino a 10 miliardi di euro di risorse pubbliche per realizzare circa 100mila nuove abitazioni.
Edilizia residenziale pubblica e housing a prezzi calmierati. Per recuperare 60mila alloggi oggi inutilizzabili o occupati illegalmente. Il problema è proprio questo: le regole. Altrimenti è inutile allestire graduatorie se poi si scavalcano occupando. Facendo un torto a chi attende da anni una casa.




