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Bologna, 2 agosto: l'agghiacciante striscione contro la polizia

di Massimo Sanvitolunedì 3 agosto 2026
Bologna, 2 agosto: l'agghiacciante striscione contro la polizia

4' di lettura

È il 2 agosto o il 25 aprile? Si commemora la strage oppure si celebra l’orgoglio centrosocialaro di Bologna, capitale italiana dell’antagonismo militante? Si ricordano le vittime (85 morti e 200 ferite) dell’attentato del 1980 oppure si esaltano i regimi comunisti (Cuba) e islamisti (Gaza) cari alla sinistra del 2026?

È una piazza più che composita quella che si raccoglie davanti alla stazione centrale. C’è lo spezzone autonomo guidato da Potere al Popolo - gli stessi che hanno preso a sassate la polizia due settimane fa in centro in nome di Fakir che issa un grosso lenzuolo bianco che recita così: “2 agosto ’80, Uno Bianca, Fakir: verità e giustizia! Basta omicidi e stragi di Stato. Revocare lo scudo penale ora!”. E menomale che parola, nei giorni scorsi, del sindaco Matteo Lepore - il servizio d’ordine della manifestazione avrebbe vietato striscioni o slogan che avessero associato la strage del 2 agosto alla morte del 42enne marocchino... Nulla di tutto questo: cori liberi (“Giustizia per Fakir”) e bandiere palestinesi e cubane al vento, col solito odio anti-divise in bella mostra.

Quanto successo 46 anni fa, per il partito dei centri sociali sostenuto dai sindacalisti dell’Usb e dai collettivi studenteschi, è solo un protesto per rinfocolare la battaglia contro i “decreti sicurezza” del governo che, tra le altre cose, hanno eliminato l’automatismo dell’iscrizione nel registro degli indagati per gli agenti coinvolti che agiscono nell’adempimento del dovere o nell’uso legittimo delle armi. Tanto è vero che dopo il minuto di silenzio quelli di Potere al Popolo abbandonano piazza Medaglie d’Oro.

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I SALUTI ROMANI
Sul fronte istituzionale, tocca a Lepore spararla grossa. Dopo aver sfilato in testa al corteo con Yossra e Khadjia («L’abbraccio della città mi ha commossa. Mi sono stati tutti vicini e questo riconferma il fatto che Bologna è una città unita», dice la prima), nipote e sorella di Fakir, il sindaco prende parola dal palco. Sottolinea la «cultura della morte» del fascismo, una cultura che «non è confinata al Novecento» ma che ha «ancora oggi le sue voci, spesso più forti di quanto vorremmo credere». Riesce pure a infilarci Ceuta nel suo discorso.

Il fascismo - sempre lui «ha la voce di chi, pochi giorni fa, davanti a esseri umani in fuga verso le coste spagnole di Ceuta, illusi da notizie social false e improvvisamente diffuse in Marocco tra la popolazione, ha scelto di paragonarli pubblicamente a un’invasione di zombie, riducendo la disperazione di persone reali a un fotogramma horror da condividere per calcolo e cinismo politico», dice Lepore. E ancora: sempre il fascismo «ha la voce e il gesto di chi, ancora oggi, nelle piazze di città italiane, alza il braccio teso gridando “presente” in adunate che si ripetono con una frequenza che dovrebbe preoccupare tutti noi e soprattutto le autorità competenti». Peccato che ci siano plurime sentenze, pure della Cassazione, che hanno messo nero su bianco come il saluto romano sia prodromico alla ricostituzione del Partito Nazionale Fascista. Il sindaco piddino, però, è in trance agonistica. L’Italia, spiega, «è e deve rimanere antifascista, indipendente, unita e indivisibile, un Paese europeo e mediterraneo, un Paese accogliente e antirazzista, fondato su principi di non violenza e di pace, di libertà e di democrazia».

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REFERENDUM E PREMIARATO
Prima di lui era stato il presidente dell’associazione dei familiari delle vittime della strage di Bologna, Paolo Lambertini, ad arringare la folla rossa: «Noi non possiamo permetterci di fare come il ministro Nordio che ha dichiarato di non conoscere il Piano di Rinascita democratica.

Lo deve conoscere quel Piano signor ministro. Se lo legga, per cortesia». Fischi, chiamati, al nome del Guardasigilli. È un’invettiva che va dal referendum sulla giustizia dello scorso marzo - «Le tornerà in mente che la separazione tra funzione requirente e giudicante e il depotenziamento del Consiglio superiore della magistratura, con la conseguenza che quest’ultimo avrebbe dovuto rispondere al Parlamento anziché restare indipendente, erano proprio punti del Piano di rinascita democratica» - fino al presidenzialismo - «Su quello stesso documento è indicato come obiettivo il presidenzialismo, un progetto volto allo stravolgimento dell’assetto costituzionale nato insieme alla Repubblica ottant’anni fa, come frutto della Resistenza partigiana antifascista». Non mancano pure attacchi a Giorgio Almirante, colpevole di sostenere il presidenzialismo, «lo stesso Almirante che ancora oggi viene ricordato negli anniversari della sua morte come grande statista e uomo politico, dimenticando e omettendo parti rilevanti della sua vita politica».

C’è stato anche chi, in piazza, è sceso con un cartello contro la “militarizzazione dell’Italia” perché, si leggeva, “le complicità militari ricorrono nelle stragi”. Ieri, 2 agosto, a Bologna valeva tutto...

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