A diciannove anni Manila Esposito è una super campionessa di ginnastica: agli europei di Zagabria in un solo giorno è salita sul podio con un oro e un argento. Aveva quattro anni quando per la prima volta ha attraversato una trave a piccoli passi. Da lì sacrifici, sudore, disciplina e rinunce.
Sconfitte e vittorie. Oggi col suo corpo fa evoluzioni che noi comuni mortali possiamo sognare o guardare in televisione. Ma c’è chi è allenato solo a insultare e accomodato sul divano - l’unico sport che riesce a praticare - decide che quel corpo non va bene. Nascosto dietro uno schermo vomita idiozie: è grosso, è muscoloso, è troppo in carne. È sbagliato. Il fisico di un’atleta prodigiosa si trasforma in un referendum: sì o no, bocciato o promosso. In un’intervista Manila ha zittito tutti con una sola frase: «Se vinco è grazie al mio corpo». Mentre lei continuerà ad esercitarsi con la ginnastica, i campioni dell’odio social dovrebbero imparare l’esercizio più complicato per loro: tacere quando non hanno nulla di sensato da dire.
P.s. La Esposito non è una mia parente e non ha bisogno di difensori, ma non va lasciata sola a combattere contro queste medaglie d’oro di deficienza.




