Nuovo sviluppo nell'inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara, decedute lo scorso Natale a Pietracatella in un caso di sospetto avvelenamento da ricina. La Squadra mobile di Campobasso ha sequestrato a Gianni Di Vita un computer desktop Lenovo e dieci pen drive, dispositivi che potrebbero contenere elementi utili per ricostruire quanto accaduto.
Il dettaglio più rilevante riguarda proprio il possibile contenuto dei supporti informatici. Secondo il provvedimento di convalida del sequestro, computer e chiavette potrebbero essere stati utilizzati anche dalle due vittime. Antonella collaborava infatti nell'attività professionale del marito, mentre Sara avrebbe utilizzato i dispositivi soprattutto durante il periodo della didattica a distanza. Gli investigatori intendono quindi verificare la presenza di documenti scritti dalle due donne, oltre a eventuali cronologie di navigazione e altri dati digitali collegati all'inchiesta. L'analisi potrebbe dunque restituire informazioni non solo sull'uso dei dispositivi, ma anche sulle attività e sui contatti delle vittime prima della loro morte.
Parallelamente proseguono gli accertamenti tossicologici su Gianni e sull'altra figlia Alice. Dal Robert Koch Institute di Berlino sono arrivati primi risultati che, al momento, non evidenzierebbero una precedente esposizione alla ricina. La procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, ha però precisato che non esiste ancora una comunicazione scritta sulla presunta positività agli anticorpi e che gli esami devono fornire due risposte.
Intanto gli investigatori continuano ad ascoltare persone informate sui fatti, mentre Alice Di Vita è stata nuovamente sentita. Al momento, la Procura precisa che non risultano indagati.




