Libero logo

Report, costi esorbitanti: la Rai non teme gli inviati in fuga

di Giacomo Amadorimercoledì 2 settembre 2026
Report, costi esorbitanti: la Rai non teme gli inviati in fuga

7' di lettura

Il braccio di ferro tra la Rai e il blocco di inviati storici di Report prosegue. «Nell’incontro di oggi abbiamo ribadito la posizione espressa da inviati esterni e giornalisti interni: la Rai deve fare marcia indietro sulle nomine dei due nuovi conduttori o comunque deve esserci una loro rinuncia, altrimenti non ritorniamo a lavorare e abbandoniamo tutto» ha annunciato battagliero l’inviato Bernardo Iovene dopo l’incontro con il direttore dell’Approfondimento Paolo Corsini.

Ma ai piani alti di Viale Mazzini non sono disposti ad arretrare di un centimetro. Si chiedono, infatti, perché Corsini abbia potuto scegliere, senza che si alzassero barricate, i conduttori di Chi l’ha visto? (Raffaella Griggi), In mezz’ora (Monica Maggioni), Ore 14 (Salvo Sottile) e Agorà (Annalisa Bruchi), mentre non avrebbe voce in capitolo per Report. Emblematico il caso di una delle trasmissioni iconiche della tv di Stato: la già citata Chi l’ha visto?. Corsini ha cercato di convincere per settimane Federica Sciarelli a non lasciare la sua creatura.

C’è, persino, chi li ha avvistati insieme mentre portavano a passeggio il cane della conduttrice. Che, però, è stata irremovibile. Allora il direttore dell’Approfondimento ha scelto la sostituta senza consultarsi con la redazione e ha anche nominato un altro capo autore. Ma nessuno ha fatto un plissé.

Report, veleni contro Piervincenzi: "Conflitto d'interessi"

Lo schema è chiaro: i due nuovi conduttori di Report, colpevoli di lesa maestà per aver accettato di sosti...

Il leit-motiv a Report è che Milena Gabanelli designò il suo successore personalmente, ma in Rai fanno notare che lo fece in accordo con il direttore di Rai3 Andrea Vianello. Corsini ha accolto 15 dei 17 punti del documento presentato dalla redazione e gli altri due li ha accettati nel metodo, anche se non nel merito: ovvero conduzione corale e scelta interna dei mezzibusti. Insomma, le richieste sarebbero praticamente state tutte approvate.

3,9 MILIONI L’ANNO

Ma in Rai non temono diaspore. O perlomeno sono sicuri che nessuno riuscirà a portare fuori da Viale Mazzini una trasmissione che costa 3,9 milioni l’anno solo per i contratti della squadra esterna (comprensivi delle spese per le inchieste). A questi numeri bisogna aggiungere il costo dei giornalisti interni, le spese legali, quelle per le relazioni istituzionali (per esempio per rispondere in Vigilanza, all’Agcom, davanti al Garante della privacy, alle interrogazioni parlamentari).

Agli inviati sarebbe stato detto: «Voi siete Report in quanto gruppo che lavora in Rai, perché fuori da qui queste inchieste non le potreste fare. Senza contare che, oltre a voi, c’è un pezzo d’azienda che lavora per questa trasmissione». Ma, in queste ore, a Viale Mazzini a rendere frizzante l’aria ci sono anche molte altre voci. Per esempio è partita la caccia alle due giornaliste che sarebbero state molestate da Ranucci, ma che durante l’audit avrebbero ridimensionato moltissimo la pesantezza delle sue presunte avances, motivo per cui il conduttore è uscito dal «processo» completamente pulito.
Anche, se ieri, c’era chi parlava di una transazione privata a cui, però, non abbiamo trovato alcun riscontro.

Altro rumor ha riguardato un comunicato apocrifo della Guardia di finanza che la conduttrice in pectore di Report Giulia Presutti avrebbe mandato in onda quando lavorava ad Agorà. In realtà la giornalista sarebbe ancora in possesso dell’appunto che avrebbe ricevuto via mail dall’ufficio stampa delle Fiamme gialle e che un grafico avrebbe abbellito con il logo della Gdf senza l’autorizzazione del Comando generale. Insomma, si sarebbe trattato di un errore del tutto veniale.

Sigfrido Ranucci, altra bomba dei pm: su cosa indagano, nuove ombre su Report

Il fatto che Valter Lavitola fosse una fonte di Sigfrido Ranucci, e dunque di Report, non è mai stato un mistero....

L’INTERNAZIONALE PROGRESSISTA

Ma torniamo all’inchiesta giudiziaria. La storia del sondaggio per Ranucci premier nasce negli Stati uniti d’America l’antivigilia di Natale ed è sorprendentemente collegata al lavoro di Report sui finanziamenti delle fondazioni di destra ame ricana ai partiti sovranisti europei. Non stiamo facendo discorsi da bar, ma riportando un passaggio ancora del tutto inedito del verbale riassuntivo dell’interrogatorio di garanzia di Valter Lavitola, reso il 12 agosto davanti al gip Iole Moricca e ai pm. Un passaggio che è stato messo a punto alla fine della trascrizione della sintesi di quanto riferito dall’indagato.

Leggiamo: «Inizio a parlare del sondaggio fatto fuori dall’Italia il 26 dicembre e non prima, perché il 23 dicembre avevo avuto una cena con leader internazionali e in quella sede mi fu mostrato il sondaggio». Chi scrive, un mese fa, aveva anticipato, grazie a un colloquio con Lavitola, questo importante argomento. Questo il riassunto: «Poco prima di Natale, fuori dall’Italia, un importante esponente politico straniero d’area progressista avrebbe mostrato a Lavitola una serie di sondaggi sull’Europa per capire quali personalità potessero arginare l’ondata sovranista che sta affermandosi soprattutto nel nostro Paese».

E il motivo era stato così spiegato dal faccendiere: «L’internazionale progressista avrebbe deciso di puntare su Ranucci anche per i servizi sfornati da Report sul finanziamento delle fondazioni americane conservatrici ai partiti di destra europei. In un’ipotetica stanza dei bottoni estera avrebbero concluso che quella del conduttore potesse essere la figura giusta per arginare la marea populista».

Lavitola ha ripetuto anche davanti ai magistrati questa tesi, ma in modo ancora più suggestivo: «L’unica televisione nel mondo che ha reso pubblici documenti riservatissimi sui finanziamenti delle fondazioni della destra americana ai partiti della destra europea, come precisato in sede di rilettura del verbale, è stata quella di Ranucci». Perché Lavitola sente il bisogno con le toghe di sottolineare la messa in onda di documentazione sensibile da parte di Report? E perché un esponente dell’internazionale progressista doveva pensare che la persona giusta con cui condividere quel sondaggio fosse un oste italiano? Forse il faccendiere aveva avuto un ruolo nell’acquisizione di quei delicati dossier? Ma soprattutto chi erano i leader internazionali che avevano partecipato alla cena dell’antivigilia di Natale?

Nell’atto visionato da Libero non c’è alcuna risposta a tali quesiti. Ma il delicato argomento è entrato nel verbale riassuntivo ed è stato oggetto di una specifica precisazione. La prima puntata di Report sull’argomento dei finanziamenti americani alle destre europee risalire al 2020, quando il rapporto tra Ranucci e Lavitola era già iniziato.

Report, il ricatto dei fedelissimi di Ranucci: "Prima lascino, poi trattiamo..."

"La nostra posizione è che i due conduttori indicati dall'azienda vengano ritirati o si ritirino, auspic...

L’inchiesta intitolata «La Santa alleanza» si era concentrata sui legami economici e ideologici tra la destra cattolica americana e alcuni partiti italiani, in particolare Fratelli d’Italia e la Lega. Ma la puntata che avrebbe innescato la decisione di effettuare il sondaggio dovrebbe essere quella del 25 ottobre 2025, due mesi prima della cena.

Il cuore del reportage di Giorgio Mottola, intitolato «Piccolo Trump crescono», venne riassunto così sul sito di Report: «Per esportare i valori e la visione della democrazia di Donald Trump in Europa, 12 tra i più influenti think tank conservatori americani hanno incrementato negli ultimi 5 anni il flusso di soldi verso l’Europa del 200 per cento per una cifra complessiva di quasi 100 milioni di euro». In effetti la trasmissione ha esibito dati e registri contabili di alcune delle più importanti fondazioni conservatrici americane, dall’Heritage foundation all’Alliance defending freedom, dall’Heartland institute all’Americans for national renewal.

Mottola ci ha offerto la sua versione senza tentennamenti: «Non ho mai conosciuto, incontrato o interloquito con Lavitola che non ho mai considerato attendibile o degno di attenzione giornalistica. I documenti mandati in onda sono tratti dai bilanci delle fondazioni pubblicati sull’Irs, l’Agenzia delle entrate americane, e sul database europeo delle lobby registrate». Il giornalista ha anche aggiunto: «Nell’ideazione, realizzazione e ricerca di fonti e notizie per l’inchiesta “Piccoli Trump crescono” neanche Ranucci ha avuto alcun ruolo».

L’INVIATO: PANZANA

Ma allora perché Lavitola collega le carte mostrate in trasmissione alla scelta di realizzare il sondaggio americano? Ma soprattutto, come detto, perché la sinistra americana avrebbe dovuto far vedere quella rilevazione a un ristoratore di Monteverde? Risposta di Mottola: «Mi sembra una panzana incredibile. Nessuno sano di mente avrebbe potuto credergli». Tranne Ranucci. Intanto gli inquirenti starebbero cercando di recuperare i messaggi cancellati nella chat di Signal tra Lavitola e l’ex conduttore di Report. La domanda è: perché e quando sono state eliminate quelle conversazioni? Ma soprattutto: su quali argomenti vertevano? Riguardavano il coinvolgimento di Lavitola nell’attentato? Ranucci ne era venuto a conoscenza? Questo è il sospetto che serpeggia nella redazione di Report in queste ore.

Ieri, a livello processuale, è emersa una novità. Nei giorni scorsi l’oste di Monteverde ha rischiato di tornare in circolazione se solo il gip Livio Sabatini avesse condiviso la motivatissima istanza degli avvocati Sergio e Arturo Cola, depositata il 20 agosto scorso, con la quale i difensori hanno chiesto di dichiarare l’inefficacia della misura cautelare. Il motivo? Il Tribunale del Riesame ha fissato l’udienza oltre i dieci giorni previsti dalla legge e che decorrono dalla ricezione degli atti. Il giudice non ha, però, condiviso l’interpretazione difensiva, sostenendo che la sospensione feriale dei termini non si applica al procedimento che ha portato in carcere Lavitola, poiché il decreto legge 105/2023, sul quale facevano leva gli avvocati Cola, si applica esclusivamente agli atti di indagine e in particolare alle intercettazioni e nei soli procedimenti di criminalità organizzata e non avrebbe, invece, «una portata generale». È quindi prevedibile che gli esperti difensori di Lavitola ripropongano la questione anche con il ricorso per Cassazione perché Lavitola e gli esecutori dell’attentato sono indagati con l’aggravante del metodo mafioso. Infine, i legali dei quattro arrestati ritenuti gli esecutori materiali dell’attentato esplosivo ai danni di Ranucci sarebbero intenzionati a chiedere per i loro assistiti il rito abbreviato, un percorso che garantirebbe lo sconto di un terzo della pena.