«Ma il danno all’immagine, alla fine, chi lo paga? Chi si premura di disporre il ripristino reputazionale quando a uno, dopo sedici anni, viene riconosciuta l’assoluzione più piena?». Pier Domenico Garrone è l’ex presidente di Enoteca d’Italia, è finito nei guai (giudiziari) quando la procura di Asti lo ha accusato (anche) di associazione a delinquere e falsa fatturazione, ma il colpo di coda lo ha travolto dopo un’inchiesta di Report passata in televisione con un discreto successo, “In vino veritas” (era il 2005). La sua è una vicenda a cavallo, metà forense e metà mediatica, nel senso che si è concentrata sì in tribunale (è andata avanti quasi due decenni) però ha avuto un’eco in tivù mica di poco conto.
Tanto per capirci, il primo giorno, quando si è avviato tutto l’ambaradan, Garrone si è trovato con le case di sua madre, di sua sorella e di suo suocero sotto perquisizione (la sua curiosamente no), c’erano pure le camionette dei carabinieri e della guardia di finanza nel vialetto alle sette del mattino; ma l’ultimo dì del calvario, in aula, il pm che ha preso in mano le carte dell’appello gli ha chiesto scusa perché quella causa non si doveva neanche intentare. Ché non succede spesso, anzi non succede quasi mai, però almeno questa volta è capitato.
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Il cellulare di Valter Lavitola sta cominciando a "parlare" ma forse sarebbe più corretto "a non d...«La mattina delle perquisizioni ero in treno, me lo ricordo benissimo», dice, «da quel momento non sono mai stato sentito, né dall’allora procuratore di Asti Salvatore Sorbello né dal pm di Roma Stefano Rocco Fava che è subentrato quando il fascicolo è passato nella capitale» (Fava è stato coinvolto nell’affare Palamara, anche se questo chiaramente è un altro discorso). «Per sedici anni ho vissuto nell’oblio professionale, mi sono dimesso cinque minuti dopo aver ricevuto la notizia anche se mi era stato chiesto di rimanere in sella. Sono un professionista che per tutto quel tempo non ha potuto svolgere consulenze presso la pubblica amministrazione dove ti viene chiesto il carico pendente».
Garrone si occupa, tra l’altro, di comunicazione dal 1984, per cui capisce bene ciò che racconta: «Quando tutta questa faccenda è anadara in mano ai signori di Report io, siccome sono una persona trasparente, ho affrontato un’intervista con Bernardo Iovene, l’abbiamo registrata nello studio del mio avvocato di Alessandria, ho spiegato come stavano le cose: il montato è stato un’altra cosa». Ed è stata un’altra cosa (per fortuna) anche l’esito del caso perché nel 2021 è arrivata l’assoluzione con la smentita di inchieste ritenute (finalmente) «nulle e infondate».
A ben vedere, Garrone, un primato ce l’ha (magari non proprio un unicum però tanto è): «Quando è arrivata l’assoluzione ho chiamato la redazione di Report dicendo loro che ne dovevano dare atto, ed effettivamente è andata così: sono stato il primo a cui hanno riconosciuto come è andata». La precisazione, con qualche riga di sue dichiarazioni, ripresa da un’agenzia però almeno c’è, è ancora disponibile nei meandri del sito web.
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Sigfrido Ranucci «da conduttore guadagna sicuramente più di un parlamentare». «Ognuno si fa i s...«Qui, tuttavia, si apre una questione che viene trattata assai poco, quella della gestione della reputazione», continua. Perché sì, d’accordo, tre lustri di avvocati e carte bollate e codici penali non sono una passeggiata, non sono neanche una sciocchezza per il portafoglio (costano i processi e costa anche difendersi), ma tutto sommato sul lato del risarcimento del danno economico qualcosa si può fare, su quello legato alla propria immagine molto meno.
«Oggi ancor di più, nell’era dell’economia digitale la propria credibilità è una moneta sonante. Da questa esperienza mi sono fatto un po’ le ossa, ho capito come funzionava. Adesso è finito tutto, io ne sono uscito, per carità. Ma i “perseguitati” di Report, grazie anche alla magistratura, a chi devono mandare l’iban per ottenere un rimborso? È un tema fondamentale, quello degli impatti prodotti da questo genere di inchieste che hanno conseguenze sia economiche che personali».




