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Quella subalternità vaticana al mondo laicista

La Santa Sede e la sinergia con il Gruppo Sae de La Stampa. Molto strano...
di Antonio Soccivenerdì 11 settembre 2026
Quella subalternità vaticana al mondo laicista

4' di lettura

Ieri il Vaticano ha annunciato una sinergia fra Gruppo Sae e media vaticani: «Per la prima volta un gruppo editoriale italiano sigla un simile accordo con la Santa Sede» per divulgare «24 ore al giorno, sul sito de La Stampa e di altri quotidiani del Gruppo» video e notizie su Leone XIV. Per la verità la Santa Sede ha già su internet i suoi canali d’informazione e in varie lingue. Aveva poi varato a febbraio «un video-widget per i siti web cattolici con le ultime news e immagini del Papa» per le «pagine web delle diocesi, delle parrocchie, delle associazioni e organizzazioni legate alla Chiesa».

Ora Vatican news annuncia che c’è questo “accordo unico nella storia dell’editoria italiana” e riporta le parole Alberto Leonardis, presidente e Amministratore delegato di Gruppo Sae: «Considero la Chiesa un punto di riferimento etico fondamentale in questo momento storico». Strano, perché La Stampa non è una parrocchia, è da sempre un giornale laicista, anche con la nuova proprietà. In effetti, intervistato dal Foglio, il 29 maggio scorso, lo stesso Leonardis aveva dichiarato: «Vengo dal socialismo lombardiano, socialista lo era anche mio padre... Sui diritti sono un uomo di sinistra». Quindi all’opposto della visione cattolica. Andrea Tornielli, direttore editoriale dei media vaticani (che viene proprio dalla Stampa di cui è stato vaticanista, nonché coordinatore del sito web dello stesso giornale Vati can Insider), afferma: «Quando abbiamo realizzato il widget abbiamo pensato a uno strumento che favorisse la massima diffusione del messaggio del Papa, delle notizie sulla Santa Sede e sulla Chiesa nel mondo declinate in forma multi mediale».

Ma il gruppo Sae, oltre a La Stampa (declinante come tutta la carta stampata), comprende Il Tirreno (di Livorno), la Gazzetta di Modena, La Nuova Ferrara e Paese sera: non precisamente giornali cattolici e soprattutto non proprio testate che proiettano verso “la massima diffusione del messaggio del Papa” nel mondo.

L’operazione è curiosa anche perché avviene alla vigilia del cambio dei vertici. Infatti Leone XIV ha nominato Maria Montserrat Alvarado, presidente del gruppo cattolico Ewtn News, come nuovo Prefetto del Dicastero per la Comunicazione (dal 1° novembre) al posto di Paolo Ruffini, ex direttore di Rai 3 e de La7 che Bergoglio aveva chiamato a capo di quel Dicastero vaticano.

In questi anni, in effetti, con Ruffini e Tornielli, i media vaticani sono stati lo specchio del Papa argentino che Massimo D’Alema aveva definito «il principale leader della sinistra», ma non perché la sinistra avesse abbracciato le posizioni della Chiesa. Per il motivo opposto: perché Bergoglio aveva abbracciato le idee della sinistra e così la Chiesa è diventata subalterna alla sinistra ideologica, politica e mediatica. Non a caso Alain Finkielkraut, uno dei maggiori (e dei migliori) intellettuali europei, definì Bergoglio «Sommo Pontefice dell’ideologia giornalistica mondiale».L’eredità che Bergoglio ha lasciato a Leone XIV è un’eredità di subalternità – anzi sottomissione - alle ideologie dominanti. Ma anche di subalternità/sottomissione politica. Perfino al regime comunista cinese, che è la vera grande minaccia che incombe sul mondo libero e sulla Chiesa.

IL CASO CINA

Basti dire che l’8 settembre scorso Leone XIV (dopo aver scomunicato i lefebvriani proprio per le loro consacrazioni episcopali) ha dovuto autorizzare la consacrazione episcopale per la Cina dell’ennesimo nome scelto dal Partito Comunista Cinese, in base all’Accordo del 2018 firmato da Bergoglio con Pechino. Un Accordo che il grande card. Zen, voce dei cristiani perseguitati, considerò una tragedia. «Il comunismo» disse «non è eterno e quando cadrà si troverà che la Chiesa ha collaborato con questo regime disumano, non avrà più alcuna autorità morale».

Quell’accordo ha addirittura “imbavagliato” Leone XIV che, interpellato mesi fa sulla condanna del cattolico Jimmy Lai da parte del regime, ha dovuto rispondere: «Non posso commentare». Ma la subalternità dell’epoca bergogliana perdura anche in Europa. Nei giorni scorsi abbiamo assistito, nelle elezioni in Sassonia-Anhalt, all’interventismo dei vescovi tedeschi che si sono posti come custodi della Costituzione contro la destra.

Un intervento così esplicito che il cardinale tedesco Gerhard L. Müller, voluto da Benedetto XIV a capo dell’ex S. Uffizio, ha criticato quei vescovi scrivendo al sito kath.net che essi «non devono in alcun caso mettere sul piatto della bilancia la propria autorità spirituale» a favore o contro un partito politico. Li ha poi invitati a essere pastori di anime, per non compiere un «abuso dell’autorità spirituale per fini politici». Un problema che si pone anche per l’episcopato italiano (con i suoi media) la cui voce ormai è quasi del tutto concentrata su temi sociali e politici (anziché spirituali) e sempre in un orizzonte ideologico di sinistra.

Da sottolineare poi che sia in Germania che in Italia la pratica cristiana è in fortissima crisi e la maggioranza dell’elettorato cattolico praticante fa scelte politiche diverse da quelle degli episcopati che sono progressisti. Con papa Bergoglio si è tornati agli anni Settanta, quando la Chiesa del post-concilio, travolta dal ’68, sbandò verso sinistra. A quel tempo papa Paolo VI fu quasi isolato. Fu sostenuto da poche, grandi personalità cattoliche come don Luigi Giussani che un giorno commentò un pensiero del filosofo Andrea Emo secondo cui «la Chiesa è stata per molti secoli la protagonista della storia, poi ha assunto la parte non meno gloriosa di antagonista della storia. Oggi è soltanto la cortigiana della storia». Giussani tuonò: «Ecco, noi non vogliamo vivere la Chiesa come cortigiana della storia.
Se Dio è entrato nel mondo non è per essere cortigiano, ma redentore, salvatore, punto affettivo totale, verità dell’uomo. È questa passione che ci tormenta e determina ogni nostra mossa». Ma oggi non c’è più Giussani, fra i pochi a opporsi al conformismo marxista dominante e alla subalternità dei cattolici al mondo.

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