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Chi diserta e chi costruisce al voto due Italie mai così lontane

La gara nel Campo largo a chi incarna meglio la purezza di sinistra ha allargato il fossato con l’altra metà del Paese
di Fausto Cariotilunedì 21 settembre 2026
Chi diserta e chi costruisce al voto due Italie mai così lontane

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Un merito, almeno uno, la sinistra dovrebbe riconoscerlo alla legge elettorale in gestazione in parlamento. Il principio che la ispira è l’unico possibile: o vince e governa uno schieramento, o vince e governa l’altro. Ogni ipotesi di compromesso tra i due cartelli, o anche tra i loro partiti maggiori, è impraticabile. Alle prossime elezioni si fronteggeranno due Italie non solo opposte, ma inconciliabili. Potranno accordarsi per l’elezione del presidente della repubblica, come è avvenuto tante volte in passato, e su qualche altro argomento. Non sul programma di governo, però, dove l’unico metodo di convivenza possibile è la paralisi, il veto reciproco.
È diventato evidente nelle ultime ore e da qui all’apertura dei seggi le distanze potranno solo aumentare. La destra ha già donato troppo sangue a Roberto Vannacci, l’emotrasfusione deve fermarsi qui. Significa che agli elettori moderati penserà Forza Italia: compito cruciale, perché ogni voto conquistato nella terra di mezzo vale doppio. Mentre Fdi e Lega avranno il compito di tamponare la fuga a destra, marcando l’elettorato sensibile ai temi “identitari”. Non è difficile, provvedimenti come il tetto alla quota di alunni stranieri nelle classi, annunciato ieri da Giorgia Meloni, e il divieto dell’uso del burqa appena rilanciato dalla Lega, sono nel dna dei due partiti.

E poi ci sono le parole d’ordine, i valori. L’idea di Patria e quella di Nazione dei due schieramenti sono incompatibili non perché a destra scrivono queste parole con la maiuscola, ma perché la sinistra di Elly Schlein le giudica pericolose, prodotti del «fascismo eterno» teorizzato da Umberto Eco e su cui si fondano l’intera produzione giornalistica di Repubblica e la propaganda della sinistra da quando Meloni è diventata il nemico da battere. Da questo divario nasce l’idea di cittadinanza della destra, come traguardo che l’immigrato deve conquistare dimostrandosene degno, e l’ideale progressista di cittadinanza come diritto per chi arriva, qualunque sia la lingua che parla e comunque la pensi sulla democrazia, le donne e la libertà religiosa. E ancora la cultura del merito e dell’impresa contro l’utopia ugualitaria del Sessantotto, su cui ha insistito ieri la premier. E la libertà di trasmettere ai figli quello che si è guadagnato in una vita di lavoro contro l’introduzione di nuove imposte patrimoniali e di successione, che piacciono tanto anche ai giovani del M5S.

Non sono differenze spuntate ora, ci sono sempre state. Ma da decenni non erano così grandi, perché la sinistra che oggi aspira a governare parla come parlava la sinistra estrema nella prima repubblica, e pare così normale che da quella parte solo pochissimi, ignorati dagli altri, alzano la mano e sollevano il problema. Ospite dei Cinque Stelle a Milano, Francesca Albanese definisce «infame» il disegno di legge sull’antisemitismo, e per lei piovono applausi. Mentre Alessandro Di Battista (bentornato) è pronto a occupare gli spazi del terzomondismo anti-occidentale che qualche ottimista pensava di archiviare insieme al Novecento. La segretaria dei Giovani Democratici, Virginia Libero, spiega meglio di un abbecedario quale sia la loro idea di Patria: «Non saremo i soldati delle vostre guerre. Noi organizzeremo i disertori».

Parole che imbarazzano persino Romano Prodi, il quale prova a cavarsela dicendo che sono «fuori dal disegno che il Pd porta avanti».
Invece quella della ventottenne padovana è la voce del nuovo mainstream dell’opposizione. A essere fuori dagli schemi del Pd è il professore bolognese, che non l’ha capito o non vuole accettarlo. E la competizione interna al Campo largo non è un’esimente, ma un’aggravante, almeno per i democratici, perché è colpa loro se si è ridotta a una gara a chi rappresenta meglio la purezza di sinistra. Così oggi le due Italie sono definite con una chiarezza che non si vedeva da tempo. Non c’è nessuna zona di sovrapposizione, scegliere chi votare non dovrebbe essere difficile.