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Garlasco, Carmelo Abbate inchioda Sempio: "Stasi è innocente. Da ora nulla sarà più come prima"

di Claudia Osmettilunedì 28 settembre 2026
Garlasco, Carmelo Abbate inchioda Sempio: "Stasi è innocente. Da ora nulla sarà più come prima"

3' di lettura

«Per quanto riguarda la condanna di Alberto Stasi io, in modo molto trasparente e cristallino, da sempre sono convinto della sua estraneità. All’inizio eravamo in pochi, io e Vittorio Feltri e una manciata di altri. Ho sempre creduto questo non per partito preso ma perché non ci sono mai state le prove per condannarlo e, invece, c’è stata una serie di errori e pregiudizi investigativi che mi hanno fatto fortemente dubitare della bontà di quell’indagine. Adesso molte cose probabilmente saranno più chiare e quel capitolo dovrà essere letto diversa mente».

Senta, mi scusi, però le stesse critiche non si possono sollevare anche per l’incartamento su Sempio? Lei dice buchi nell’inchiesta ed elementi deboli, ma sono prove i messaggini scritti privatamente su un forum decenni fa? 
«Questo è un altro discorso. È ovvio che se ci fermassimo ai diari o alle ricerche su internet, che attengono a una sfera intima e personale, non ci sarebbe nessun tipo di rilievo, di attinenza o di valore. Un po’ come se ci limitassimo a quel dna maschile ritrovato sotto le unghie di Chiara che non è attribuibile al 100%, sarebbe un vorrei -ma -non -posso. Tuttavia abbiamo la prova regina».

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Quale?
«L’impronta 33 che la procura attribuisce a Sempio. Guardi, sta tutto qui. Quella è l’impronta dell’assassino. Per la procura (adesso) è di Sempio e non è di Stasi al 100%. La vede la linea temporale, il prima, il durante e quello che sarà il dopo».
Ma c’è il rischio che Sempio possa passare quello che ha passato Stasi? 
«No, quello che è stato fatto a Stasi penso che mai a nessuno sia stato fatto nella storia della Repubblica italiana. È un errore giudiziario viziato a monte, scopriremo se in buona o mala fede, un obbrobrio investigativo e giudiziario. È qualcosa che non ha precedenti, la distruzione della vita di un ragazzo senza la benché minima prova. Stasi è l’unico condannato al mondo gravemente colpevole di non essere sulla scena del crimine, ricordiamocelo».
Quanto pesa l’archiviazione del “caso Venditti” ora? 
«Secondo me il problema, in quel filone, non è tanto la corruzione quanto che il giudice stesso che ha archiviato la faccenda abbia definito l’indagine del 2017 esigua, bastata su intercettazioni di pochi giorni, su un interrogatorio senza la contestazione di nuovi elementi: e infatti la conclusione è che non ci sono prove nei confronti dell’ex procuratore capo di Pavia Mario Venditti, ma l’ipotesi generale del reato resta concreta».

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Che è come dire di cercare altrove. Dell’audizione dell’ex generale dei Ris Luciano Garofano che idea s’è fatto?
«Se lo hanno sentito l’hanno fatto su questioni genetiche. Ma allora mi chiedo, perché alla difesa di Stasi non sono mai stati consegnati i dati grezzi delle analisi genetiche del 2017? Forse sta emergendo qualcosa che non sapevamo, le posso dare un elemento su tutti?».

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Prego.
«Il dna sui pedali della bicicletta. Quando Stasi è arrestato la prima volta si ipotizza che ci sia il sangue di Chiara sui pedali della bici di Stasi, poi vien fuori che non è sangue, si parla di dna, e viene scarcerato. Oggi si scopre che sul cucchiaino della colazione di Chiara di quel giorno ci sarebbe lo stesso identico quantitativo di quel dna sui pedali che non è sangue. A me sembra un dato anomalo e continuo a sostenere che ci sia stato uno scambio di provette, di campioni, perché tra l’altro le analisi sul cucchiaino e sui pedali sono state fatte lo stesso giorno».
È vero che la procura generale di Milano non è intenzionata a chiedere la revisione del processo di Stasi? 
«Conoscendo la serietà della dottoressa Nanni (Francesca Nanni, procuratore generale alla corte d’appello di Milano, ndr) mi rifiuto di credere che faccia filtrare indiscrezioni su volontà precise o presunte. A mio avviso la procura generale di Milano chiederà la revisione per quel processo. È una mia opinione personale, ma mi stupirei se non andasse così».