Libero logo

Torino, devastano le scuole: però la sinistra li difende

di Pietro Senaldivenerdì 16 ottobre 2026
Torino, devastano le scuole: però la sinistra li difende

4' di lettura

Parola d’ordine: resistere. Come cambiano i tempi. La resistenza oggi a Torino non arriva da sinistra; anzi, si manifesta contro i gruppi di studenti di estrema sinistra, che scimmiottano la rivolta giovanile, fomentata dalla sinistra estrema di Jean Luc Mélenchon, che sta mettendo a soqquadro la scuola in Francia. Sono una quindicina gli istituti superiori occupati nel capoluogo piemontese. La scena è sempre la stessa: bivacco, intimidazioni e violenze nei confronti degli studenti non politicizzati - la maggioranza - che vorrebbero fare lezione, devastazione delle aule e dei beni pubblici. Persino una scuola elementare è stata assaltata da bande di incappucciati, con i bimbi terrorizzati. E oggi, giorno dello sciopero nazionale del comparto istruzione, con un corteo che attraverserà il centro, sono attesi tensioni e scontri.

L’allarme è massimo perché, sul modello francese, il livello di violenza si sta alzando. A guidare l’occupazione delle scuole infatti non sono gli studenti che le frequentano, ma gruppi di ragazzi militarizzati in assetto da battaglia: pro-Pal, elementi di Askatasuna, immigrati di seconda generazione, derivazioni dei gruppi giovanili legati ai partiti della sinistra. Si muovono in branco, armati di spranghe, irrompono travestiti spaccando le finestre, dettano legge e picchiano. In alcuni istituti ci sono stati scontri con le Forze dell’ordine. Un carabiniere è finito in ospedale con dieci giorni di prognosi e il minorenne che l’ha aggredito è stato arrestato.

Una novità però c’è: la maggioranza silenziosa inizia a ribellarsi. È accaduto all’istituto professionale Colombatto, in via Gorizia, dove, nonostante i tentativi, per due giorni l’occupazione è stata sventata da un asse che si è costituito tra gli studenti iscritti alla scuola e i ragazzi di Azione Studentesca, il movimento attivo tra i liceali che fa riferimento a Fratelli d’Italia. I giovani meloniani sono stati contattati dagli alunni del Colombatto per venire a dare loro manforte e scongiurare il blitz dei gruppi antagonisti e di estrema sinistra. Operazione riuscita. Naturalmente la sinistra non inghiotte il rospo e lamenta il diritto alla protesta soffocato. Il deputato di Avs, Marco Grimaldi, storicamente vicino ad Askatasuna, se l’è presa con i presidi che hanno avvisato le famiglie che saranno chiamate a pagare per i danni agli istituti causati dai loro figli, qualificando l’iniziativa come «un gesto intimidatorio».

Ma a parte che il diritto alla protesta non è diritto all’occupazione, il punto dirimente è che Azione Studentesca è intervenuta, su sollecitazione dei giovani, per garantire il diritto allo studio, garantito dalla Costituzione, precisamente all’articolo 34. «Siamo andati al Colombatto, dopo essere stati chiamati, per sostenere la stragrande maggioranza di chi frequenta la scuola, che ha dimostrato chiaramente di volere andare a lezione e di avere a cuore l’integrità del proprio istituto. È importante essere a fianco di chi non abbassa la testa», spiega a Libero Riccardo Combina, responsabile locale di Azione Studentesca, che collega le proteste torinesi «alla fascinazione che la rivolta francese esercita sui ragazzi della sinistra giovanile cittadina, che non vogliono sembrare i cugini stupidi dei loro colleghi d’Oltralpe». Senso di inferiorità e voglia di far casino, in sostanza.

L’altro elemento importante per capire quanto sta avvenendo nel capoluogo piemontese e spiegare perché non tutte le occupazioni sono riuscite è il fatto che la sinistra giovanile in città è rumorosa ma frammentata ed esigua dal punto di vista numerico. Negli istituti professionali, che ospitano centinaia di studenti, gli iscritti militanti si contano sulle dita delle mani. Come detto, le rivolte degli istituti non sono mai spontanee, ma indotte dal nutrito mondo di sigle antagoniste, che va dai collettivi di Ksa, direttamente riferibili al centro sociale Askatasuna, al Fronte giovanile Comunista, passando per Opposizione Studentesca e un’altra serie di gruppuscoli facinorosi. È questo mondo a spedire i propri inviati nei singoli istituti per fomentare la protesta. I professori lo sanno e alcuni istituti hanno chiesto alle famiglie di segnalare se i loro figli non partecipano alle occupazioni. Un modo per risalire ai responsabili dei danni, che per Grimaldi però equivarrebbe a «una inaccettabile schedatura a contrario». Quando il cattivo esempio arriva dalla cattiva politica...

Spesso, ed è tra gli aspetti più inquietanti della vicenda, per allargare la propria sfera d’azione e rendere i suoi blitz più incisivi, questa galassia si salda con associazioni giovanili che riuniscono i ragazzi italiani di seconda generazione che popolano l’immensa periferia nord del capoluogo. Associazioni che, per lo più nate come organizzazioni culturali, talvolta sconfinano nella violenza e nella rivolta identitaria. È il fronte che si è venuto a creare tra gli antagonisti di Askatasuna, che recluta minorenni nelle scuole, movimenti giovanili di sinistra legati ai partiti tradizionali, piuttosto in commistione con i rappresentanti del centro sociale sgomberato, e i figli degli immigrati maghrebini. A cementare il tutto, la causa pro-Pal.