Blitz nei boschi milanesi. Un'ampia operazione decisa dalla Procura Distrettuale Antimafia di Milano ha portato al fermo di otto persone per droga e porto di armi da guerra. Sono stati rinvenuti hashish, cocaina, eroina e anche un kalashnikov. Il blitz all'alba è stato deciso in seguito a un'indagine su alcuni gruppi di spacciatori che si muovono tra i boschi, armati di kalashnikov, e che sono stati protagonisti di sparatorie, tentati omicidi e sequestri di persona tra diverse fazioni di pusher. Oltre a droga e armi, sono stati ritrovati anche denaro, documenti, smartphone e munizioni.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, i pusher si spostavano nei boschi per nascondersi. Si muovevano spesso in gruppo con uno che impugnava un kalashnikov, nascosto nel cofano dell'auto. Si sono registrate diverse sparatorie nelle tre province lombarde (Milano, Como e Varese), una è stata particolarmente violenta a Parabiago (MI). Gli otto fermati sono tutti marocchini. Per la convalida del fermo la palla passa ai gip dei tribunali di Busto Arsizio, Como e Milano. Sei fermi sono avventuti in seguito al blitz, mentre gli altri due sono stati fermati su iniziativa dei carabinieri. Nel provvedimento del sostituto procuratore di Milano, Paolo Storari, si legge che "le armi erano funzionali per conquistare piazze di spaccio”. Il pubblico ministero ha poi parlato di un “gruppo d’assalto”, con radici anche a Limido Comasco. “Ha esploso numerose raffiche di armi automatiche da guerra per scacciare i concorrenti per assumere il controllo del territorio. La scena rappresenta nitidamente l’avanzata compatta di dieci soggetti, evidenziandosi distintamente come almeno quattro di essi imbracciassero e ostentassero apertamente armi lunghe da fuoco espressamente riconducibili a fucili d’assalto tipo Kalashnikov Ak-47”. E poi ha concluso: "Le indagini non solo attestano la capacità del sodalizio di fare ricorso alla forza intimidatrice e alla violenza, ma provano la materiale e quotidiana disponibilità di fucili d’assalto tipo Kalashnikov Ak-47, munizionamento pesante ed equipaggiamento tattico militare. Quasi totalità dei componenti versa in uno stato di totale clandestinità e irregolarità sul territorio nazionale, risultando del tutto priva di valido titolo di soggiorno, di lecite attività lavorative, ovvero di stabili legami familiari e abitativi nel nostro Paese”.
Esulta Nicola Molteni. Il sottosegretario all’Interno ha parlato di “un’operazione di grande rilievo, che conferma la determinazione dello Stato e l’altissima professionalità delle nostre forze dell’ordine nel contrasto allo spaccio di droga e alla criminalità”. Hai poi rivolto “complimenti e un sincero ringraziamento per la professionalità, la dedizione e lo spirito di servizio” agli uomini dell’Arma che hanno realizzato il blitz. Si è trattato, ha aggiunto Molteni, di “un intervento complesso e di portata eccezionale”. E poi ha concluso: “La linea del governo è chiara: contrasto senza tregua ai trafficanti e agli spacciatori, nessuna zona franca, nessun centimetro di territorio lasciato nelle mani della criminalità. Dobbiamo liberare i boschi dalle piazze di spaccio, sottrarli alle bande criminali e restituirli ai cittadini, alle famiglie, a chi vuole vivere e frequentare quei luoghi in sicurezza. I pusher sono venditori di morte, contro di loro serve un’azione costante, determinata e capillare. Lo Stato non arretra di un millimetro, le forze dell’ordine continueranno senza sosta a presidiare il territorio per garantire la sicurezza”.




