A Taranto una bambina di 9 anni non ha mangiato alla mensa scolastica per un arretrato. La famiglia dice 12 euro, il Comune ribatte che il debito è di 38. L’assessore all’istruzione parla di “morosità consolidata” della famiglia e ricorda che il regolamento fissa la soglia a 30 euro. Qui non c’entra la matematica, ma il buon senso. Il Comune precisa che l’alunna non è stata umiliata perché il pasto non le è stato negato davanti ai compagni. Aggiunge che il papà è stato avvisato per tempo e la bimba è tornata a casa prima del pranzo. Sia chiaro: i debiti si pagano e chi non paga va inseguito con solleciti, ingiunzioni, raccomandate e pec. Contro i genitori si scateni pure l’artiglieria pesante della burocrazia, ma sulle regole dovrebbe prevalere l’interesse di una bambina. Immaginate come si è sentita quando, mentre i compagni si preparavano per il pranzo, è arrivato suo padre. Come una ladra o una scroccona. Di certo, un’esclusa. La giunta di centrosinistra negli slogan dice che nessuno deve restare indietro, ma questa bimba l’ha lasciata fuori. La famiglia versi presto la cifra dovuta al Comune, ma il Comune non presenti mai più il conto a un “evasore” di nove anni.




