Antonio Misiani è il responsabile Economia del Pd. Al tempo del Pci, avrebbe avuto la qualifica di “ministro ombra” del Tesoro. Insomma, è l’uomo dei conti all’interno della segreteria di Elly Schlein. E il 28 ottobre scorso sulla legge di bilancio del governo Meloni ha usato queste parole: «È una manovrina di fine legislatura: una serie di misure elettoralistiche, un enorme aumento delle spese militari...». L’intervista, pubblicata sul sito del Pd, proseguiva così: «Le spese militari aumentano come mai prima, gonfiando il bilancio nazionale per la difesa in assenza di una vera cooperazione europea...». Un riferimento alla stima elaborata dal Sole 24 Ore, che passando al setaccio i tre tomi della legge di bilancio pubblicati dalla Camera, è arrivato a quantificare in 10,9 miliardi il peso aggiuntivo a favore del comparto Difesa nella manovra per il 2027-2029. Troppo, evidentemente, per il Pd, che ancora con Misiani cinque giorni prima, il 23 ottobre, aveva criticato l’impostazione complessiva della legge di bilancio, giudicata poco equilibrata sul capitolo sicurezza: «La repressione è necessaria, ma la risposta non può essere soltanto repressiva».
I FONDI NELLA MANOVRA
Adesso facciamo un salto di qualche giorno. A ieri, con l’Italia al centro di una nuova ondata di cyber attacchi nel settore aereo. Cosa fa il Pd? Va all’assalto del governo sulle spese per la sicurezza e difesa, comparto che comprende, come ricordato dal sottosegretario di via XX Settembre, Matteo Perego (di Forza Italia), anche gli investimenti per «proteggere le infrastrutture strategiche per il trasporto dell’energia, il nostro sistema produttivo, le reti di comunicazione, i trasporti, gli ospedali e tutto ciò che garantisce il corretto funzionamento della nostra società». Insomma, i fondi aggiuntivi non servono solo per «armi e munizionamento», ma anche per il «personale», per le «nuove tecnologie», per le «capacità operative» e per la «sicurezza cibernetica».
Il Pd, dunque. Debora Serracchiani, fedelissima della segretaria Schlein, è la prima a chiedere all’esecutivo «risposte immediate ed efficaci su un fronte che tocca la sicurezza alimentare e in generale la tenuta delle infrastrutture civili». L’ex presidente della Regione Friuli Venezia Giulia fa sapere di aver presentato un’interrogazione a risposta scritta indirizzata a Palazzo Chigi e due ministri (Interno e Politiche agricole) per sapere se sul fronte del contrasto alla «sequenza di intrusioni cibernetiche» la risposta sia efficace: «Non possiamo permettere che la sicurezza alimentare dei cittadini sia ostaggio di falle informatiche dovute a sistemi non protetti». Dalla commissione Trasporti, di cui è vicepresidente, ecco il collega Andrea Casu: «Quanto sta accadendo anche oggi rende ancora più urgente un chiarimento tempestivo e puntuale da parte del governo». La richiesta, in questo caso, è di un’«informativa su cosa stia realmente accadendo e quali strumenti siano stati attivati dal sistema nazionale, a partire da Enac ed Enav e da tutti i soggetti competenti».
«INFORMATIVA URGENTE»
Il capogruppo dem in Commissione, Anthony Barbagallo, ricorda a esecutivo e maggioranza che «la sicurezza dei passeggeri, degli equipaggi e del trasporto aereo deve essere una priorità assoluta». Guai a «sottovalutare la gravità di quanto sta accadendo». Il governo, intima, dica subito quali «iniziative siano state adottate per prevenire ulteriori minacce e garantire la sicurezza del traffico aereo». Anche lui si unisce alla richiesta di informativa urgente. «Chiediamo risposte in tempi rapidi. Il Parlamento ha il diritto di sapere cosa sta succedendo», incalza Valentina Ghio, vicecapogruppo a Montecitorio. Per lei sul fronte della sicurezza è ora di passare dalle parole ai fatti: «Servono risposte celeri e un’azione di prevenzione credibile». Che, però, costa.




