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Zapatero addio: "Nel 2012 lascio, non mi ricandido"

Dopo due mandati, il premier spagnolo ha invitato il partito alle primarie per scegliere il nuovo candidato

Rosa Sirico
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L'età di Zapatero si conclude. Ad annunciarlo è lo stesso premier spagnolo, durante il congresso del partito socialista a Madrid. Così, il socialista Jose Luis Rodriguez Zapatero, dopo due mandati, ha deciso di non candidarsi alle prossime elezioni nazionali del 2012. La scelta, spiega il primo ministro, "è la cosa giusta per il Paese, il suo partito e la sua famiglia". Zapatero ha spiegato che quando fu eletto per la prima volta, nel 2004, era sua intenzioni governare per non più di otto anni e non ha cambiato idea. Per questo ha invitato il partito ad avviare le primarie per scegliere un nuovo candidato. IL GOVERNO -  Zapatero era stato eletto nel 2004, sull'onda dell'attacco terroristico alla stazione di Atocha (11 marzo 2004) che uccise 191 persone ferendone 1.800 e della generale disapprovazione per il coinvolgimento del precedente governo Aznar nella guerra in Iraq. Al tempo, l'economia spagnola era una delle più dinamiche d'Europa, avendo registrato una continua crescita per circa un decennio. Ma la crisi internazionale ha perseguitato il secondo mandato di Zapatero, facendo aumentare il debito nazionale e portando il tasso di disoccupazione al 20 per cento. Il partito socialista affronterà le elezioni regionali e municipali a maggio e poi quelle nazionali del 2012 con un nuovo leader. Due i candidati più probabili: da una parte l'attuale vice primo ministro e ministro dell'Interno Alfredo Perez Rubalcaba, dall'altra il ministro della Difesa Carme Chacon che, se eletta, potrebbe diventare la prima premier donna della storia spagnola. Per la Spagna si chiude quindi un'era, visto che Zapatero ha guidato ininterrottamente il governo iberico dall'aprile 2004. Nel marzo 2008 era stato nuovamente eletto alla guida dell'esecutivo, forte dell'immagine di una "Cool Hispania" fondata sui diritti civili, la movida e il boom economico, ma poi è arrivata la crisi innescata dallo scoppio della bolla immobiliare, con una disoccupazione che ora viaggia sul 20%.

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