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Beppe Sala nel mirino dei pm: cosa rischia il sindaco di Milano

di Sandro Iacomettilunedì 13 luglio 2026
Beppe Sala nel mirino dei pm: cosa rischia il sindaco di Milano

3' di lettura

Diecimila euro di investimento fatti più di dieci anni in una società, le cui partecipazioni sono poi state congelate in un trust prima di diventare sindaco, che ha avuto indirettamente rapporti d’affari con il comune. Sarà un caso, ma la procura di Milano sembra essersi accorta solo ora del possibile conflitto di interessi di Beppe Sala, il primo cittadino del capoluogo lombardo che nelle ultime settimane si è permesso in più occasioni di criticare la magistratura per aver «screditato l’operato dell’amministrazione» con inchieste dal sapore «politico» sul settore urbanistico (alcune delle quali si sono già chiuse con sentenze di assoluzione).

La notizia, emersa da un articolo del Corriere della Sera, riguarda le indagini della Guardia di Finanza sulla società Finalter, le sue consulenze alla multinazionale Engineering e alcuni appalti ottenuti da quest’ultima dal Comune di Milano. Cosa c’entra Sala? Il sindaco oltre un decennio fa ha acquisito, con 10mila euro, una quota del 20% della Finalter, società posseduta all’80% dalla moglie e dalla figlia di Pietro Galli, ex collaboratore di Sala in Expo 2015, attraverso la Cinque G. E già qui si sono drizzate le antenne dei pm. Ma c’è di più. Perché Galli sta nel cda di Atm e in quello di Engineering, e poi perché grazie ad un investimento di Finalter nel 2020 in un veicolo lussemburghese, la società di cui Sala detiene il 20% possiede anche indirettamente una piccola quota della stessa multinazionale finita nel mirino.

Fossimo in una trasmissione di Report, tanto per citare un tema di attualità, il sindaco di Milano sarebbe già sul banco degli imputati. Nel mondo reale e rispettoso del diritto, però, ci sono molte cose da verificare. Sala infatti nel 2016 ha inserito la sua quota in un trust “cieco” gestito prima dal commercialista Giorgio Mezzadri e poi dal notaio Filippo Zabban, in qualita di trustee. Il che significa che il sindaco da allora non ha più alcuna conoscenza di come vengano gestiti i suoi soldi.

Tutto risolto? Fino a un certo punto. In italia non c’è una normativa specifica sui trust e Sala non ha mai dichiarato la sua partecipazione, basandosi su una interpretazione fatta dal comune in merito al dlgs 33 del 2013 che regola gli obblighi di trasparenza per gli amministratori pubblici. Materia di cui si occupa con puntigliosa meticolosità l’autorità anticorruzione (Anac), che finora non sembra abbia avuto nulla da ridire. Detto questo, forse per questioni di opportunità e vista l’esiguità dell’investimento, Sala avrebbe anche potuto vendere la sua quota, sgombrando subito il campo da possibili accuse. In effetti, se tutti sanno che la società è partecipata dal sindaco, assessori e consiglieri comunali potrebbero anche avere un occhio di riguardo, per eccesso di zelo o semplice piaggeria, nei confronti dell’appaltatore. Anche se in questo caso si parla di un legame indiretto con Engineering di cui è difficile che molti fossero a conoscenza.

Netta la posizione di Sala. «In questi più di 10 anni di attività politica», ha spiegato in una nota, «non ho MAI (in maiuscolo, ndr) conferito con Galli nè con il Trustee a proposito di Finalter, non ho MAI avuto conoscenza dell’attività svolta da tale società, né tanto meno ho MAI avuto benefici economici dalla stessa». Quanto all’articolo, «è un pezzo che diventa rilevante solo perché permette di mettere, strumentalmente, la mia foto». Nessuno in 40 anni di attività, ha aggiunto, «ha mai dubitato della mia onesta e integrita» In ogni caso il sindaco sarà in in consiglio comunale domani per ulteriori chiarimenti.