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Il retroscena

Vittorio Feltri: "Vi spiego perché Matteo Salvini ha calato le brache davanti a Luigi Di Maio"

5 Gennaio 2019

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Vittorio Feltri: "Vi spiego perché Matteo Salvini ha calato le brache davanti a Luigi Di Maio"

Vari lettori ci chiedono amareggiati per quale motivo, negli ultimi tempi, facciamo le pulci non solo al governo, ma anche, e in particolare, a Matteo Salvini. Rispondo che non ci muove alcun malanimo, anzi, siamo sereni nel giudicare l'uomo, tuttavia noi non curiamo l'ufficio stampa del signor ministro e, quando è il caso, gli tiriamo le orecchie perché il nostro mestiere ci impone di scrivere intingendo la penna nell'inchiostro e non nella saliva.

Qualche volta il responsabile del Viminale, che ha il 17 per cento dei parlamentari, mentre il M5S ha il 33, ha dovuto, in base alla forza dei numeri, calare le brache davanti a Di Maio. Non poteva fare diversamente in quanto i voti contano più delle opinioni politiche. Egli, in pratica, allo scopo di portare a casa qualche buon risultato nel campo dell'immigrazione, in cambio ha dovuto concedere ai pentastellati di spadroneggiare in altri settori, applicando la regola del do ut des, do per avere.
Cosicché le topiche dell'esecutivo, parecchie, sono state attribuite in parte cospicua alla Lega. Spiacevole eppure vero. Forse Salvini ha mollato su troppi punti programmatici, ciò nonostante con le sue iniziative è stato in grado di aumentare i consensi. Segno che si è comportato bene, compatibilmente con le difficoltà oggettive incontrate dalla maggioranza. Quindi giustifichiamo alcune cadute, sapendo che il suo obiettivo è dimostrare, alle prossime elezioni europee, la propria superiorità, in termini di suffragi, rispetto ai grillini.

Prevedo il sorpasso di Alberto da Giussano sul movimento fondato da Grillo, e sono confortato dai sondaggi in circolazione. Dopo di che Salvini potrà rompere con gli alleati e chiedere consultazioni politiche anticipate. L'esito delle quali dirà se il nuovo esecutivo sarà finalmente a trazione leghista oppure continuerà ad essere guidato dagli sfaccendati cinquestelle. Il discorso è tutto qui. Non sono necessarie chiose. È un fatto incontestabile che in democrazia comanda il partito di maggioranza relativa, che ha bisogno del sostegno di altre formazioni per raggiungere il 51 per cento.

Non si può negare che oggi i 5 stelle siano più numerosi dei soci nati in Lombardia e di conseguenza menino il torrone. Questa è la realtà e chi la ignora, sognando che Salvini prenda subito in mano il timone, infischiandosene dei "complici", non ha i piedi per terra. Calma, amici, aspettiamo che Matteo calpesti la gramigna e cammini veloce lungo la retta via.
Questione di quattro mesi, poi vedremo.

di Vittorio Feltri

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