Un po' come sparare sulla Croce Rossa. Marco Travaglio attacca ai polpacci (e sbrana) Mario Monti, uno che di suo già non se la passa troppo bene. Quale passo falso ha commesso l'ex premier per meritarsi un editoriale al curaro? Rinfacciare a Enrico Letta una certa sudditanza - specie in materia di Imu - al Pdl e al suo leader, Silvio Berlusconi. Apriti cielo. O meglio apriti archivio: Marco Manetta mette mano ai suoi ritagli di giornale e sbatte in faccia a Monti tutte le occasioni in cui è stato lui a cedere alle richieste del partito azzurro. Tutti i "reati" - Allora si parte dal novembre 2011, quando il prof bocconiano, anziché portare il Paese al voto che avrebbe "estinto" il Cav ("a quel tempo un morto che camminava a fatica - scrive Travaglio - sommerso dallo spread e dal discredito"), gli successe a Palazzo Chigi tributandogli un "ringraziamento" da "statista". E, accusa il vicedirettore del Fatto, dando con Giorgio Napolitano il tempo a Silvio di riogranizzarsi. Ma non sta solo qui il problema, per Marco. Monti è colpevole di essere stato "il primo, in campagna elettorale, a predicare larghe intese" con il Cav. "Sta bene?" - E quando si trattò di trovare il nuovo inquilino del Quirinale, Super Mario, rivanga Travaglio, "sabotò qualunque candidato che non garantisse il governo con B.". Insomma, secondo il vicedirettore del Fatto, Monti si è più volte macchiato della più sacrilega delle colpe: intelligenza con il nemico. Come può Marco perdonare l'intervista al Foglio nella quale Monti ha addirittura chiesto al Colle "la grazia di pacificazione" per Silvio? Non può, e quindi il prof si merita le più crudeli delle stilettate. come quando, in chiusura, Marco gli pone la più tendenziosa domanda che si può fare a un 70enne che già si ritrova alla porta: "Scusi, professore, ma si sente bene?".




