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Marco Travaglio invoca il lockdown, una conferma: verso la serrata, il direttore anticipa le mosse di Giuseppe Conte?

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L'incubo del lockdown, sempre più drammaticamente concreto. Più fonti lo confermano, il governo per fronteggiare la seconda ondata di coronavirus, ormai fuori controllo, potrebbe a breve ricorrere a una nuova serrata. Sembra quasi solo una questione di tempo. E forse, la più inequivocabile delle conferme, arriva dal Fatto Quotidiano. Già, perché a invocare il lockdown, ora, c'è anche Marco Travaglio, una sorta di consigliere del premier. Vicinissimo a Conte, forse più che consigliarlo, Travaglio in questo caso sta annunciando le sue intenzioni. Il titolo dell'editoriale recita: "Sala di attesa". E dopo un'analisi dei numeri del contagio, su cui ritorneremo nell'articolo, il direttore del Fatto passa alle critiche contro Beppe Sala e Luigi De Magistris, sindaci di Milano e Napoli che ieri, mercoledì 28 ottobre, hanno scritto a Roberto Speranza per chiedere lumi sull'uscita del consigliere Ricciardi, che chiedeva lockdown immediato per le due città. Serrata che i due primi cittadini vorrebbero scongiurare.

 

Dunque, Travaglio scrive: "Ma il pensiero dei due sindaci, di grazia, qual è? Che aspettano a chiedere le zone rosse per difendere i propri concittadini e i propri ospedali dal Covid e il resto d'Italia da un lockdown generale? Sala se la prende comoda: Abbiamo 10-15 giorni per decidere. Chiederà di chiudere Milano quando sarà già chiusa tutta Italia". Insomma, il messaggio di Travaglio è chiarissimo: il lockdown s'ha da fare, subito, almeno per Milano e Napoli. Ed è semplice, come detto in premessa, ipotizzare che simile presa di posizione possa sortire degli effetti, condizionare (anticipare?) le decisioni del premier.

Dunque eccoci all'analisi dei numeri del contagio di Travaglio. Davanti alla quale si trasecola. La difesa di premier Conte, cieca, continua giorno dopo giorno. Nel suo fondo, infatti, il direttore esordisce così: "Anche oggi tutti si concentreranno sul numero dei nuovi positivi di ieri: 25mila su 200mila tamponi, contro i 22mila su 174mila di martedì (i morti sono in lieve calo, ma si riferiscono a casi di due settimane fa). Pochi segnaleranno che, almeno per un giorno, il rapporto positivi-tamponi rimane stabile (12,5%: se sia un fatto statistico passeggero o il primo timido frutto delle nuove misure del 13 ottobre e della paura crescente, è presto per dirlo)". E già qui, c'è da eccepire: tutti sanno che la variazione del rapporto giorno-su-giorno non ha alcun tipo di valore statistico, eppure Travaglio lascia intendere che la sua stabilità potrebbe essere segno della bontà delle misure adottate da Conte. 

 

Ma ancor più incredibile è quanto aggiunge a stretto giro di posta: "E pochi noteranno che 200mila tamponi in un solo giorno sono una bella smentita al mantra Da marzo non si è fatto nulla (a marzo i tamponi erano 20mila al giorno: un decimo di oggi)", conclude. Già, per Travaglio fare 200mila tamponi al giorno sarebbe fare qualcosa. Quando il trasporto pubblico, così come le terapie intensive, non sono state potenziate. Quando evidentemente troppe cose non hanno funzionato. Ma pur di difendere Conte, il direttore, è pronto a tutto.

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