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Rocco Casalino, quel grosso guaio nel passato: "Provai ad hackerare una banca e arrivò la polizia"

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Rocco Casalino in vena di confessioni. Il fu capo ufficio stampa di Palazzo Chigi svela più del dovuto. E lo fa nella sua nuova autobiografia. "Fin da piccolissimo, fin dalle elementari, ero un vero genio nelle materie scientifiche. Una spanna sopra tutti gli altri. Al punto che poi, a 13 anni, avevo provato ad hackerare una banca - si legge -. Mica per rubare davvero dei soldi, ma proprio per il piacere di riuscire a violare un importante sistema di sicurezza. E qualcosa sono riuscito a fare se era venuta la Kriminalpolizei a casa. Pensavano fosse stata opera di un adulto, interrogarono mio padre. Quando videro che era la sbruffonata di un ragazzino lasciarono perdere". Il portavoce di Giuseppe Conte ha raccontato la difficile infanzia passata tra la Germania e la Puglia. Il complicato rapporto con un padre violento e la sua sessualità. 

 

 

Poi la vita pubblica, quella che lo ha portato sulla strada del Movimento 5 Stelle. La carriera politica - spiega - è iniziata con una proposta sfacciata a Francesco Rutelli sul balcone affacciato sul Foro: "Vorrei fare politica", aveva detto salvo poi ricevere da Walter Veltroni un: "Vediamo cosa si può fare". Da lì la candidatura alla Camera, alle politiche del 13 maggio 2001. Un sogno che si frantumò sul nascere. Alla fine - confessa -  "vinse il panico" e si ritirò.

 

 

Ma la fortuna gli sorrise. Poco dopo si fiondò nella casa più spiata d'Italia, il Grande Fratello Vip. “Una cosa l'avevo capita presto, e ho poi verificato che l'avevano capita anche gli spettatori: il meccanismo delle nomination. Lo stratega ero io” commenta “sapevo come gestire le persone nella casa, come fare a rimanere fino alla fine, settimana dopo settimana". Un carattere che piano piano lo portò a diventare il braccio destro del premier più ricordato degli ultimi tempi: quello che gestì l'emergenza coronavirus.

 

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