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Massimo Galli indagato, "dove lo voleva il Pd". L'ultima bomba sul virologo "moralizzatore": come la mettiamo?

Lorenzo Mottola
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Non dovete preoccuparvi: Massimo Galli non sparirà dai palinsesti televisivi, al massimo si trasferirà a Un giorno in pretura. Un po' come in un poliziesco americano, lo scienziato milanese è stato colpito alla schiena alla vigilia della pensione. In pratica, è accusato di aver truccato gli esiti di un concorso per favorire due sue conoscenti. Associazione a delinquere. Un'inchiesta non esattamente lusinghiera per il virologo di riferimento della sinistra italiana, che fino a un annetto fa lo voleva come commissario speciale per moralizzare e rivoluzionare la sanità lombarda distrutta da Attilio Fontana. E l'offensiva giudiziaria scatta proprio a 25 giorni dal suo ritiro, fissato al primo novembre. Il nostro uomo voleva solo pace: ha già annunciato che intende dedicarsi alle sue antiche passioni. Sta raccogliendo materiale per scrivere un romanzo storico sulle antiche pandemie (no, non è uno scherzo, ndr) e ha nel cassetto pure un libro di fantascienza che non ha ancora dato alle stampe (no, neanche questo è uno scherzo, ndr). La trama è ignota ma possiamo ipotizzare già buona parte dell'ambientazione: un mondo funestato un'infezione virale sterminatrice. Quello di cui i telespettatori possono essere certi è che difficilmente il medico del Sacco di Milano rinuncerà proprio ora alle luci della ribalta. La notorietà raggiunta evidentemente gli piace troppo, come dimostra la tendenza ad accettare ospitate anche alle 4 del mattino su Rete-Barletta.

 

 

 

IL PREZZO

D'altra parte Galli ora è un personaggio pubblico e come tutti i personaggi pubblici italiani oltre agli inviti attira le inchieste giudiziarie come i tafani cercano l'acqua. «Ottimo medico e serio professionista. È indagato perché in Italia dopo una pandemia bastonano chi ha fatto qualcosa», sentenziano i colleghi a lui fedeli. E non sono pochi. Poi ci sono i nemici. Come dicevamo, il luminare del Sacco è l'idolo di tutto ciò che si muove tra Partito Democratico e la sua sinistra. Una medaglietta guadagnata a suon di esternazioni contro Regione Lombardia all'inizio della pandemia, quando il Covid pareva fosse un affare locale. Dicono che Galli sparasse contro Fontana anche per tarli ideologici: da ragazzo, come canta Guccini, Massimo aveva "la rivolta tra le dita" ha fatto parte del Movimento studentesco e ancora oggi in fondo all'armadio conserva la divisa da marxista-leninista d'ordinanza. Oggi come tutti gli ex sessantottini ha decisamente cambiato compagnie, ma le simpatie restano quelle. E infatti tra i suoi detrattori c'è chi lo accusa di aver chiacchierato un po' troppo spesso con giornalisti di sinistra, alimentando la campagna stampa contro la giunta Fontana.

 

 

 

SBADIGLI E VENDETTA

Galli faceva parte del Comitato tecnico scientifico regionale ma tra lui e i membri più influenti sul governatore non è mai corso buon sangue. Pare non gli dessero mai retta e che i suoi consigli fossero accolti con vistosi sbadigli. Una situazione in cui si trovava da tempo. Il virologo è autore di importanti studi sull'Aids, ma sembra fosse poco apprezzato dal bel mondo della medicina milanese, almeno per quanto riguarda le istituzioni. Così, quando i talk show lo hanno trasformato in una star, si è vendicato. E da lì è stata battaglia. In molti si sono chiesti come facesse un medico a essere costantemente in televisione nel pieno di una piena pandemia. Clamorosa in questo senso la rissa con il suo stesso ospedale sul numero di colpiti dalle nuove variante Covid. "Ho il reparto pieno", tuonò lo scienziato. "Ma quale reparto pieno, questo è l'elenco dei ricoveri", risposero dalla direzione del Sacco. In caso venisse il sospetto, no l'inchiesta in corso non c'entra nulla queste vicende. L'indagine è iniziata ben prima del Covid. Ovvero, prima che nascesse la star. Del suo periodo di notorietà tutti sanno tutto: Galli è famoso soprattutto per il suo catastrofismo. Semina il panico a reti unificate. A ogni riapertura ha vaticinato disastri. Ogni zona rossa è stata imposta col suo consenso. E sosteneva pure che il vaccino sarebbe arrivato almeno un anno dopo a quello che è poi successo. «Preferisco essere catastrofista che facilone» ha poi detto a chi gli contestava le sue previsioni sbagliate, «le cose vanno bene, ma quando si è deciso di aprire, i dati e le proiezioni dicevano qualcosa di diverso» Sentiva che la catastrofe era dietro l'angolo. Solo non poteva sapere che sarebbe stata di natura giudiziaria, non virale. 

 

 

 

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