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Ratzinger, la vergogna di sinistra: cosa dimentica

Francesco Storace
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Tantissimi messaggi di lutto per la scomparsa di Benedetto XVI, ma ad uno in particolare mancava una parola di scuse. Comunque belle e sicuramente sentite le parole della rettrice della Sapienza di Roma, Antonella Polimeni: «Esprimo profondo cordoglio perla scomparsa del Papa Emerito Benedetto XVI. Joseph Aloisius Ratzinger è stato un uomo di fede e di scienza, uno studioso che ha guidato la Chiesa con saggezza». Ma si chiama minimo sindacale. Perché dalla guida dell'Università che impedì a quel Papa un saluto al corpo docente e agli studenti, ci si aspetta un ripensamento, un pentimento, le scuse. E un po' di vergogna per chi consentì quel veto intollerante. A gennaio 2008 gli fu negato il diritto alla Parola. Certo, non dalla professoressa Polimeni, che davvero non ha colpa di quel che accadde.

 

 


Ma una frase, un inciso, un'espressione riferita a quei fatti orrendi non avrebbe sfigurato in un messaggio di partecipazione ad un dolore globale. Tra i protagonisti di quell'atto di intolleranza ci furono 67 professori, incluso quel Nobel per la Fisica Giorgio Parisi che fu tra i promotori di una protesta inusitata. Raccontano le cronache che Parisi non si limitò ad appellarsi al Rettore Guarini (smanioso di ben figurare a fine mandato, lui certo non cattolico) per negare a Benedetto XVI di prendere parte all'inaugurazione dell'Anno accademico 2008 ma, intervistato da l'Unità, ribadiva che Ratzinger era ospite sgradito, perché con le sue prese di posizione contro l'evoluzionismo aveva rotto il patto tra fede e scienza. Li divideva Galileo.


«FU UN GRAVE ERRORE»
C'è una fila immensa in Vaticano per rendere onore a quel grande Papa. Patrizi e plebei che certo non si accapigliano sui grandi temi che fecero da alibi al veto alla presenza di Ratzinger all'Università. Ecco, in un'occasione del genere ci saremmo aspettati un gesto dall'Ateneo, persino l'organizzazione di una santa Messa riparatrice per quel "no" volgare e blasfemo. Perché altrimenti quella vergogna non sarà mai cancellata. Ha ragione quell'utente social che propone di mettere all'ingresso dell'Accademia una targa commemorativa: «Il 17 gennaio 2008 fu fatto divieto al Papa Benedetto XVI di tenere un discorso in questo Ateneo. Ad eterna memoria e vergogna!». E il mea culpa che si invoca a La Sapienza.

 

 


Ci provò, tempo dopo, a recuperare quella separazione traumatica tra Chiesa e Università il nuovo Rettore Luigi Frati, che usò parole aspre per contestare quanto accaduto. Frati tentò di metterci una pezza, almeno con accenti indubbiamente sinceri, nel corso di un convegno. E con una certa verve polemica verso il suo predecessore. «Se vuole, Benedetto XVI è il benvenuto, può venire quando vuole alla Sapienza, a celebrare messa nella cappella universitaria e a incontrare la comunità universitaria. Stavolta non ha importanza che venga all'inaugurazione dell'anno accademico o meno. Anzi, forse invitarlo per quella occasione fu un errore grave del mio predecessore. Egli non era dichiaratamente cristiano, pensò nell'ultimo anno del suo "pontificato rettorale" di farsi omaggiare da un Pontefice». Una denuncia chiara: si voleva "usare" il Papa e senza nemmeno essere in grado di garantirgli la presenza. Invece, a La Sapienza poterono intervenire e discettare, "personalità" del livello di Francesco Schettino, Mimmo Lucano. Persino il brigatista Valerio Morucci. Ma il Papa, quel Papa, no. Una macchia indelebile. Un Nobel all'intolleranza sulla pelle di uno straordinario teologo che avrebbe meritato rispetto anche in vita e non solo nelle parole comunque rispettabili - in occasione del trapasso.


GESTO RIPARATORIO
Sta all'Ateneo di Roma compiere un gesto riparatore. A testimonianza del cambiamento liberale. Non debbono più dettare le loro prepotenze i profeti della demonizzazione, persino nei riguardi di un'autorità spirituale planetaria. Ci vorrebbe una facoltà di tolleranza delle idee, che di questi tempi pare che continui ad essere complicato. Viviamo ancora nella stagione di chi pretende di decidere chi può parlare e chi no. Ci ragioni sopra, la rettrice, e restituisca onore all'Università che guida.

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