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Lanfranco Cirillo, tra le voci degli oligarchi e le stanze del Cremlino: il nuovo libro dell'"architetto di Putin"

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Trent’anni a Mosca per costruire la Rublyovka, il quartiere extralusso della capitale, e per progettare le ville degli oligarchi più in vista di tutta la Russia. E’ la storia di Lanfranco Cirillo, architetto di riferimento dell’oligarchia tanto da essere chiamato, per la prima volta da Navalny e poi riconosciuto da tutti, come “l’architetto di Putin”. Trevigiano giunto a Mosca nel 1993 e affermatosi, in poco meno di trent’anni, come punto di riferimento dello stile e del saper fare Italiano.

Ed è proprio da questo soprannome che prende il titolo il suo nuovo biopic, L’Architetto di Putin. La mia vita nella Russia degli Oligarchi, edito da Mondadori e disponibile da domani nelle librerie.

Sono i primi anni ‘90 quando Cirillo arriva dall’Italia per costruire la sua prima dacia: non parla russo e si serve di un interprete, ma il suo lavoro piace. E da lì inizia un vortice di commissioni: lo cercano in Russia, ma anche in Uzbekistan, e nell’Asia centrale. Negli anni, i suoi rapporti con l’oligarchia si fanno sempre più stretti: vive gli anni di Eltsin, Putin, Medvedev e poi di nuovo Putin, ma soprattutto entra nelle case dei nuovi ricchi. Porta loro il Made in Italy e lo stile neoclassico, e la sua carriera si intreccia con quella dei palazzi del potere: costruisce la famosa “villa sul Mar Nero”, la cui proprietà inizialmente fu attribuita a Vladimir Putin, e lavora per 44 dei più ricchi 100 oligarchi russi.

 

 

 

Per lui, i riflettori internazionali si accendono con lo scoppio della guerra in Ucraina, dopo che Navalny lo addita come “architetto di Putin”. E, tra un processo ancora in corso in Italia e i cambiamenti geopolitici a livello internazionale, il suo racconto prosegue fino alle più recenti vicende russe, fino al tentato golpe di Prigozhin, in una cronistoria puntuale della Storia russa.

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