Libero logo

Pasquale Stanzione, il caso delle bistecche del Garante che mette nei guai Pd e M5s

di Antonio Castrosabato 17 gennaio 2026
Pasquale Stanzione, il caso delle bistecche del Garante che mette nei guai Pd e M5s

3' di lettura

Lo scandalo giudiziario innescato dalla trasmissione Report - si arricchisce di nuovi dettagli. Mentre i magistrati indagano, la Guardia di Finanza spulcia note spese, viaggi, contratti di affitto e documentazione fiscale, intanto chi ha la memoria(politica) lunga ricostruisce nei dettagli la sequenza di eventi che portò ai vertici dell’Authorityi quattro indagati. A fornire gustosi dettagli è Enrico Costa, deputato azzurro e vicepresidente della commissione Giustizia della Camera. Che la ricostruisce così: sono stati i Dem a scegliere Stanzione come presidente dell’Autorità. «Perché nel 2020 il Pd ha scelto Pasquale Stanzione come commissario e poi Garante della Privacy? Per competenza, per appartenenza, per le pubblicazioni? Niente di tutto ciò», si diverte a puntualizzare il parlamentare azzurro, Stanzione «è stato scelto per anzianità», ha scritto Costa su X. «Mi spiego, i commissari Privacy vengono eletti da Camera e Senato. Due eletti dal centrodestra, due eletti dal centrosinistra. Tra di loro si elegge il presidente. A parità di voti vince il più anziano. Nell’elenco dei candidati spunta Ignazio La Russa, che non nasconde di ambire a fare il Garante. Fumo negli occhi per il Pd, che corre ai ripari. Come? Scorrendo l’elenco dei candidati non alla voce ‘curriculum’ ma alla voce ‘data di nascita’. Nome dopo nome l’attenzione dei dem si ferma sulla domanda di “Stanzione Pasquale, nato il 3 luglio 1945” due anni in più di La Russa. A quel punto Stanzione diventa il candidato del Pd “anziano”. La Russa è così neutralizzato e fa un passo indietro. All’elezione del presidente basta che il commissario M5S voti Stanzione il quale si autovoti ed il gioco è fatto. Genesi di Stanzione presidente a cura delle menti sopraffine della sinistra. Ricordo questa storiella a chi parla di asservimento del Garante alla politica, ma dimentica qualche dettaglio. E la ricordo a quei dem che oggi fanno gli indignati», ironizza Costa.

Lo scandalo - dopo quello mediatico innescato dalla trasmissione di Rai Tre - è deflagrato l’altro ieri quando la procura della Repubblica di Roma ha emesso una raffica di decreti di perquisizione nei confronti di Stanzione e di altri tre componenti del collegio del Garante Privacy: Ginevra Cerrina Feroni, Agostino Ghiglia e Guido Scorza. Le ipotesi di reato - perché al momento di questo si tratta - sono per «corruzione e peculato». Con qualche dettaglio che fa appassionare gli italiani. In particolare le accuse includono la mancate «sanzioni, o sanzioni solo formali, a ITA Airways nonostante irregolarità riscontrate, in cambio di tessere “Volare Classe Executive” del valore di 6.000 euro ciascuna». In sostanza i vertici dell’Autorità avrebbero goduto di viaggi pagati dalla compagnia come “gentile omaggio”.
I magistrati romani contestano anche i «rimborsi per spese non inerenti all’attività lavorativa e uso improprio dell’auto di servizio». Così come è ritornata sotto esame, inoltre «anche la procedura sanzionatoria e l’assenza di una multa (milionaria, ndr) nei confronti di Meta per gli smart glasses Ray-Ban Stories». Non bastassero questi capi negli atti della Procura capitolina balza all’occhio che il presidente «Stanzione, in particolare, avrebbe stipulato un contratto di locazione agevolata a Roma (2.900-3.700 euro mensili) in un immobile vicino a un B&B riconducibile alle sue figlie». C’è pure l’aspetto gastronomico. Tra il 2023 e il 2025 sempre la presidenza dell’autorità avrebbe fatto saldare la bellezza di «spese in una macelleria superiori a 6.000 euro nel triennio».

Report "chiama", i pm rispondono: perquisizione al Garante Privacy, tutti indagati

Sono in corso le perquisizioni da parte della Guardia di Finanza nella sede del Garante della Privacy nell'ambito di...

Premesso che l’inchiesta è solo alle battute iniziali i commissari mettono già le mani avanti e avvertono: noi da qui non ci muoviamo. Ieri in una nota ufficiale l’Autorità Garante della Privacy ha commentato così l’indagine a Roma per corruzione e peculato nei confronti di quattro componenti dell’Authority compreso il presidente Pasquale Stanzione. «Il Collegio del Garante per la protezione dei dati personali esprime piena fiducia nell’operato della magistratura, certo di poter dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati. Il Collegio conferma la volontà di proseguire il proprio lavoro a tutela della privacy e dei diritti fondamentali dei cittadini», si legge nel comunicato del Garante. I membri Pd della commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai provano a tirare per la giacchetta Palazzo Chigi. Peccato che la nomina del consiglieri sia di competenza del Parlamento che indica i membri e il governo non può toccare palla nella vicenda. Tanto più che ai tempi c’erano Pd e M5s alla guida. Anche la Cgil chiede le dimissioni in blocco. Ma il più esilarante è Angelo Bonelli (Avs Verdi) che accusa per lo «scandalo dei rimborsi delle bistecche» i compagni dell’Autorità oggi nel frullatore giudiziario.