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Carlo Nordio, la lettera di Albertini al ministro: per fare Giustizia bastano 7 parole

di Gabriele Albertinigiovedì 26 marzo 2026
Carlo Nordio, la lettera di Albertini al ministro: per fare Giustizia bastano 7 parole

3' di lettura

Caro Ministro Nordio, con la sconfitta del referendum sulla riforma, tutto rimarrà invariato: 10.151 degne persone (numero della “pianta organica” dei magistrati in servizio), che hanno vinto un concorso, saranno, ancora, considerate, di fatto, infallibili ed irresponsabili a vita professionale, sul piano disciplinare. La mancata istituzione dell’Alta Corte, organo distinto dal Csm non consentirà che sia finalmente introdotto un “giudice terzo” per poter esercitare la funzione di giudizio in sede disciplinare, con equità, nessuna influenza dei giochi di potere, esercitate dalle varie correnti e le loro appartenenze politiche e continuerà la sostanziale inapplicabilità di un sistema sanzionatorio efficiente ed efficace. La terribile, ma purtroppo verissima espressione di Enzo Tortora, martire di un’ingiustizia inenarrabile, rimane, tragicamente, intatta: «Tre categorie di persone non rispondono dei propri errori: i bambini, i pazzi ed i magistrati».

Tuttavia, un possibile rimedio, almeno parziale, composto da sole 7 parole, di un comma di un articolo di legge di una legge ordinaria, potrebbe, forse, consentire alla buona coscienza dei componenti della sezione disciplinare del Csm di poter provare, se lo vogliono, ad esercitare, con equità e giustizia, la loro funzione. Ogni volta che cito le parole che seguono, quale che sia l’interlocutore, provoco reazioni di sconcerto, incredulità, spesso, mi viene chiesto se stia facendo uno scherzo! Eccole: «L’attività d’interpretazione di norme e quella di valutazione del fatto e delle prove non danno luogo a responsabilità disciplinare». Con questa frase, così breve, ma così formidabile, viene resa, di fatto, impossibile qualsiasi sanzione disciplinare sull’operato dei magistrati! Questo comma cancella, di fatto, l’applicabilità dei 32 articoli del Decreto Legislativo, in vigore, riguardante appunto la «Disciplina degli illeciti disciplinari dei magistrati».

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In cosa consiste, infatti «l’esercizio della giurisdizione», da parte del magistrato inquirente o giudicante, se non nel «valutare il fatto o le prove» o «interpretare le norme»? Ed in effetti, anche solo un dato riferito ad un solo anno: il 2024 (fonte del Ministero) lo confermano: su 10.151 magistrati, in pianta organica, ne sono stati «incolpati» 1.715. Tra questi casi, 1.625 sono stati esclusi, prima ancora d'iniziare il procedimento, appunto con il richiamo al citato comma, con la frase, una sorta di «spugna assolutoria tombale»: «Non luogo a procedere, perché riguarda la giurisdizione», per i restanti 90 casi, per i quali si è sviluppato il procedimento, ecco gli esiti: 38 archiviazioni, 28 assoluzioni. Su 1.715 incolpati, le blande sanzioni sono queste: 10 censure, 8 perdite d'anzianità, 2 rimozioni, 4 sospensioni! 24 sanzioni in un anno, 2 al mese, su 1.715 incolpazioni ed una “pianta organica” di 10.151 magistrati. Per chi volesse approfondire l’argomento sull’irresponsabilità ed infallibilità, a vita professionale, dell'intero ordine giudiziario, suggerisco la lettura del recente libro di Stefano Zurlo Senza giustizia o lo storico Magistrati-l’ultracasta del compianto Stefano Livadiotti. Tra il 2017 ed il 2025 lo Stato italiano ha riconosciuto 6.485 casi d’ingiusta detenzione, per un totale di 278,6 milioni di euro per risarcire gli innocenti carcerati ingiustamente. Trenta milioni di euro all’anno.

Nei confronti di questi circa 6.500 casi di malagiustizia le azioni disciplinari avviate sono state 93 e le sanzioni 10!!! Nove censure ed un trasferimento di sede! Zero sanzioni su 6.500 casi di gravi errori! Caro Ministro, arrivo ora, anche per richiamarmi alla imminente Pasqua ed alla Tua profonda cultura umanistica, ma anche da musicologo raffinato, per proporti, dopo Haydin, le tue “7 parole alla croce”, non di Cristo, ma della Giustizia! Eccole: aggiungere al comma 2 dell’articolo 2 del noto decreto legge: «... L’attività d’interpretazione di norme... (...) ...salvo che per dolo o colpa grave» Rimarrebbe intatto, il libero convincimento del giudice, ma si potrebbe consentire alla buona coscienza di chi giudica d’evitare lo scempio autoassolutorio di un intera categoria, consentito per legge! Un forte abbraccio!
Tuo Gabriele 

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