Libero logo

Il vizietto del vescovo Moscone: cosa spunta dal suo passato

di Antonio Castromartedì 16 giugno 2026
Il vizietto del vescovo Moscone: cosa spunta dal suo passato

3' di lettura

Ossessione anti israeliana. Non bastavano i pro -Pal ad imbarcarsi mediaticamente in cortei, barcolane e manifestazioni contro ebrei e israeliani a prescindere dall’atteggiamento riportato pubblicamente da scrittori, politici e personaggi della società civile israeliana che da anni (ben prima del 7 ottobre 2023), contestano la gestione del governo del traballante premier israeliano, Benjamin Netanyahu. Il paradosso allarmante è che adesso alla gogna finiscono anche scrittori.

L’attacco è mirato: non avrebbero criticato «abbastanza» le scelte di Bibi e del suo gabinetto di guerra. Nel mirino finisce così una delle firme del panorama culturale internazionale come Eshkol Nevo. Scrittore che dalle colonne anche del Corriere della Sera ha raccontato settimana dopo settimana dolori e perplessità e rabbia per un conflitto approdato dentro casa, dentro la sua stessa famiglia con una delle figlie arruolatasi come militare dopo tre annidi addestramento.

La brutta abitudine di firmare appelli senza leggerli pare diffusa pure nei palazzi curiali. La petizione - che ha raccolto adesioni di amministratori locali, di intellettuali e attivisti - ha raggiunto il risultato. Mediatico. La ribalta è offerta anche grazie alla firma dell’arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, Franco Moscone per chiedere di escludere lo scrittore israeliano dalla prossima edizione del festival letterario che si tiene a luglio a Polignano e a Vieste (il 21 luglio). Secondo i promotori dell’appello, Nevo «non ha espresso una chiara e pubblica presa di distanza dalle politiche del governo israeliano, dalla devastazione di Gaza e dall’espansione del conflitto nell’intero Medio Oriente».

Roma Pride, "no ebrei". E si arrabbia pure Israele

Prima l’antisemitismo. Poi gli attacchi appellandosi al “sionismo dilagante”. A adesso l’esclusi...

Venerdì sera a Bologna Nevo, intervenuto senza contestazioni alla manifestazione letteraria La Repubblica delle Idee, non si è fatto pregare nel ripetere quello che scrive (e dice) da anni: «Non solo provo vergogna, ma Ben-Gvir non rappresenta né me né i valori del mio Paese né l’ebraismo», riferendosi al ministro della Sicurezza di Israele e degli insulti agli attivisti della Flotilla. Puntualizzando che «tra 4 mesi nel mio Paese si vota. Farò tutto ciò che è nelle mie possibilità. Sono solo uno scrittore, affinché questo uomo non faccia più parte del governo.

Doveva essere licenziato all’istante». Proprio per l’immagine pubblica internazionale di Israele. Infatti i voti alla Knesset (l’assemblea parlamentare di Israele) della pattuglia ultra ortodossa di Ben-Gvir tengono in piedi l’esecutivo di Bibi. Si schiera con Nevo anche lo scrittore italiano Erri De Luca: «Non si boicottano gli scrittori, si boicottano i governi», scandisce intervenendo alla 19ma edizione del Festival Internazionale “Ebraica” di Roma. «Voi mi state interrogando, ma io sono un privilegiato. Se maltrattano me va tutto bene...». Secondo i promotori dell’appello, l’autore dei romanzi “Nostalgia” e “Tre Piani”, portato alla ribalta pure da Nanni Moretti, non avrebbe espresso «una chiara e pubblica presa di distanza dalle politiche del governo israeliano, dalla devastazione di Gaza e dall’espansione del conflitto nell’intero Medio Oriente».

Monsignor Moscone - creato vescovo da Papa Bergoglio il 3 novembre 2018, oggi arcivescovo della diocesi di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo - non è la prima volta che si schiera contro Israele innescando uno spinoso caso diplomatico con l’ambasciatore di Gerusalemme presso la Santa Sede Yaron Sideman. Nel marzo 2025, in una manifestazione a Bari, monsignor Moscone si era lanciato in una dichiarazione da barricadiero pro-Pal: «Dal 1947 la Striscia di Gaza e la Palestina sono un campo di concentramento a cielo aperto», aveva scandito il monsignore. Per poi mixare il tutto con un richiamo blando al 7 ottobre del 2023. Ma senza neppur criticare l’eccidio dei miliziani di Hamas costato la vita a 1200 israeliani indifesi e al rapimento di 251 persone. Il prelato, di origini piemontesi, sorvola. Ma insiste che la Striscia e la Palestina «sono diventate un campo di sterminio a cielo aperto, con il silenzio del mondo e dell’Europa».

Moscone aveva aggiunto: «Quello che mi ha sempre fatto effetto è che dietro a questo campo di concentramento e di sterminio ci sia quel popolo che di campo di concentramento e di sterminio è stato succube fino alla fine della Seconda guerra mondiale». Secondo l’arcivescovo, «insieme alla Palestina dobbiamo liberare anche lo Stato di Israele: stiamo assistendo a un autentico crimine di genocidio mondiale». Per la rappresentanza diplomatica israeliana in Vaticano, la retorica di Moscone «è riprovevole e dovrebbe essere pubblicamente condannata». Ovvio che ritrovarsi tre anni dopo la firma del vescovo in calce all’appello dello stesso personaggio ecclesiastico ha scatenato un pandemonio di repliche e polemiche. L’ennesimo.

Pro Pal, due attivisti denunciati per le manifestazioni di Torino si tolgono la vita

Due attivisti appartenenti all’area antagonista e vicini al movimento pro Palestina si sono tolti la vita in circo...