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M5s, la senatrice Bevilacqua attacca Monteleone? Un rovinoso autogol

di Daniela Mastromatteigiovedì 18 giugno 2026
M5s, la senatrice Bevilacqua attacca Monteleone? Un rovinoso autogol

3' di lettura

Dolores Bevilacqua pensava di processare Antonino Monteleone. Invece è accaduto l’esatto contrario. E il dibattimento non si è svolto negli studi Rai, né nella Commissione di Vigilanza. Ma su Dagospia, che ormai assomiglia sempre più all’aula bunker della Seconda Repubblica. Tutto comincia con gli ascolti di “Filorosso”, la nuova trasmissione estiva di Rai3. Numeri modesti da spingere l’esponente di M5S a salire sul banco dell’accusa. «Rai3 non è più la rete dell’ideologia», aveva osservato qualche giorno fa Giampaolo Rossi, l’ad della Rai. Giusto, replica la parlamentare grillina della Vigilanza Rai. È diventata la rete dei flop. E giù fendenti. Secondo Bevilacqua, il programma di Monteleone avrebbe trascinato la rete verso il baratro, precipitando al 3,4% di share nonostante un traino superiore all’8%. Una disfatta. Una debacle. La prova definitiva che Fratelli d’Italia starebbe distruggendo il servizio pubblico pezzo dopo pezzo. E questa l’abbiamo già sentita. In Italia la Rai è come il calcio e la Nazionale: tutti si sentono commissari tecnici.

La novità arriva quando Monteleone decide di non incassare il colpo. E soprattutto decide di fare una cosa molto semplice. Informarsi. «Ho letto che una senatrice del Movimento Cinque Stelle, tale Dolores Bevilacqua, è molto preoccupata», scrive al sito di Roberto D’Agostino. Il tono è già quello di chi ha affilato il coltello. Poi arriva il colpo. Perché il conduttore va a cercare i titoli professionali della sua accusatrice per capire da quale pulpito arrivino lezioni tanto severe sugli ascolti televisivi. E scopre Lady Media Gol. Tre parole destinate a inseguire la deputata molto più dei numeri di “Filorosso”. Secondo Monteleone, infatti, Bevilacqua sarebbe stata per anni protagonista di una trasmissione YouTube dedicata al Palermo Calcio. Un’esperienza che il giornalista descrive con una certa cognizione numerica: circa 470 visualizzazioni medie a puntata nell’arco di cinque anni. Cifre che il conduttore cita con la stessa soddisfazione con cui un investigatore esibisce la prova decisiva. Ma non basta.

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Perché nella lettera c’è anche un secondo dato. Alle elezioni comunali di Palermo, ricorda Monteleone, Bevilacqua raccolse 211 preferenze personali senza essere eletta. Salvo poi approdare in Parlamento grazie all’onda lunga grillina del 2022. A quel punto il processo cambia completamente oggetto. Non si parla più di Rai3. Non si parla più di TeleMeloni. Non si parla più nemmeno di share. Si parla di credibilità. Perché il tema implicito diventa semplice: chi può giudicare chi? Chi misura gli ascolti degli altri deve essere pronto a vedere misurati i propri. Ed è qui che la storia assume un significato più ampio.

Perché questa non è soltanto una lite tra una parlamentare e un conduttore. È il ritratto perfetto di una politica che continua a trattare la Rai come un fortino da espugnare. Quando governano gli avversari si parla di occupazione. Quando governano gli amici si parla di pluralismo. Quando cambiano i dirigenti è scandalo. Quando li nominano i propri è normalità istituzionale. Cambiano i governi. Cambiano i conduttori. Le accuse restano sempre le stesse. Il problema è che da vent’anni la televisione pubblica viene raccontata come un campo di battaglia politico e sempre meno come un prodotto che deve convincere il pubblico.

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