Difficile immaginare, per il campo largo, un modo peggiore per iniziare la pausa estiva. Dopo il flop di Napoli, dopo le esternazioni di Giuseppe Conte prima sulla “minaccia russa” inventata, poi sulle primarie per decidere sulle armi all’Ucraina, ecco il “pastrocchio autoprodotto” (copyright un dem) di una risoluzione sul Safe “dettata” dal M5S, che non cita il Safe e che ha spaccato il Pd oltre che il centrosinistra (Italia Viva e +Europa hanno votato diversamente). La novità è che Elly Schlein sembra aver esaurito la pazienza che fin qui l’ha caratterizzata. Si è arrabbiata coi suoi, si è arrabbiata coi riformisti (che però sono altrettanto, se non di più, arrabbiati con lei), si è arrabbiata con Conte, preoccupato solo di far crescere il M5S, ignorando le ripercussioni sulla coalizione. I suoi, poi, sono ancora più infuriati. Persino quelli che avevano i rapporti migliori con il M5S. «Ha esagerato, basta, così non si può andare avanti, se vuole tornare con Salvini lo dica», sono alcune delle frasi che giravano ieri nella maggioranza che appoggia la segretaria.
È che il gioco si fa duro. E Conte gioca. Con spregiudicatezza. Puntando alla premiership. L’arma è chiara e l’ha rispiegata, ieri, Virigina Raggi: «Oggi la linea di demarcazione è tra pacifisti e bellicisti, ossia tra chi vuole un futuro di pace e chi vuole tenere il Paese bloccato, spendendo miliardi in armi» e sul riarmo e il Safe il Pd «deve scegliere da che parte stare». Bellicisti contro pacifisti, questo è lo schema che Conte seguirà nella campagna elettorale delle primarie per battere Schlein. Il problema è che il Pd, finora, non ha opposto alcuna reazione. Intanto il tempo passa. Le primarie sembrano inevitabili. Dalle parti del Pd si comincia a ragionare su quando farle. E soprattutto come. Perché sulle regole si consumerà un’altra battaglia con il M5S. La road map di cui si parla è che entro fine ottobre si scrive il programma del centrosinistra, poi tra dicembre e gennaio si tengono le primarie.
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Non bastavano gli scontri con il Movimento 5 Stelle. Ora, sul tema delle spese militari, il Partito Democratico litiga a...La stesura del programma obbligherà ad affrontare il nodo - irrisolto della politica estera. Poi si dovranno stabilire le regole delle primarie, altro tema decisivo. Saranno a un turno unico - come vorrebbe Conte - o a doppio turno, come preferirebbe Schlein? C’è il precedente delle primarie di coalizione del centrosinistra nel 2012, quando ci fu il doppio turno. In quell’occasione venne fatta anche una deroga allo statuto del Pd, per cui potè concorrere anche Matteo Renzi, oltre al segretario, allora Pierluigi Bersani. Poi va decisa la modalità di voto: solo in presenza o anche online, come da tradizione del M5S? Nel caso si acconsenta, bisognerà decidere la piattaforma ed evitare possibili hackeraggi o inquinamenti del voto. E poi, quale sarà la platea dei votanti?
Online potrà votare chiunque? O ci sarà una pre-registrazione? Ma con che tempi e dove? E fino quanto ci si potrà registrare? Ci sarà un albo degli elettori? E chi lo avrà in mano? Già nel 2012, su questi dettagli apparentemente tecnici, si consumò una battaglia durissima tra Renzi e Bersani. E appartenevano allo stesso partito. Ora i contendenti sono di due partiti diversi. Dunque la conflittualità, c’è da scommetterci, sarà ancora maggiore. In tutto questo ha ripreso forza il partito, trasversale, che spera in un “ritiro contestuale” dei due litiganti, Schlein e Conte. A favore di un terzo. Così da evitare primarie considerate da molti «dilanianti» e «distruttive». Il leader del M5S ha fatto capire di non escludere questa ipotesi (ha proposto il metodo delle Regionali: si scelga il candidato più competitivo), anche se la ritiene secondaria (è convinto di poter vincere).
Il nome su cui Conte potrebbe convergere è quello di Gaetano Manfredi, ovviamente a patto di una compensazione istituzionale in caso di vittoria: presidente del Senato. Ma scaldai motori anche Silvia Salis, sindaco di Genova. Da settembre comincerà il tour di presentazioni del suo libro. Finora ha sempre detto di non essere interessata alle primarie. Ma, visto quello che sta accadendo, potrebbe cambiare idea. In ogni caso, è ai bordi del campo. Pronta a entrare.




