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Se Pelù trasforma il concerto in un comizio

Doveva essere una serata dedicata alla musica, invece il concerto si è trasformato nell’ennesimo terreno di scontro politico
di Daniela Mastromatteimartedì 7 luglio 2026
Se Pelù trasforma il concerto in un comizio

2' di lettura

Doveva essere una serata dedicata alla musica. Una celebrazione di “17 Re”, l’album che quarant’anni fa contribuì a cambiare il volto del rock italiano ed europeo, mescolando post punk, new wave, sonorità dark ed etniche in un’opera diventata di culto. Invece il concerto sold out di Piero Pelù al Porto Turistico di Pescara si è trasformato nell’ennesimo terreno di scontro politico. Tra un classico e l’altro, il cantante ha scelto di inserire una lunga serie di interventi su temi politici e di attualità. Ad accendere definitivamente la polemica è stato quando il cantante ha impugnato il tricolore dal palco scandendo: «Viva l’Italia libera e antifascista. Questa è la nostra storia. Non vi offendete: è semplicemente la nostra storia». Parole che hanno provocato la dura reazione del deputato di FdI Guerino Testa, presente tra il pubblico. «Ancora una volta la cultura, in questo caso musicale, viene politicizzata», attacca il parlamentare.

«A Pescara Pelù è riuscito a intervallare ogni brano con pensieri politici più ideologizzanti che concreti». Per il parlamentare il problema non riguarda tanto le idee dell’artista quanto il luogo scelto per esprimerle. «Continuiamo a vedere persone sicuramente ben pagate, che conducono una vita senza privazioni, dirci cosa fare e come fare secondo le loro ideologie, per lo più teoriche. È come se uno scienziato durante un convegno si mettesse a fare proclami ideologici».

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Secondo il deputato, gli artisti dispongono già degli strumenti necessari per comunicare il proprio pensiero senza trasformare il palco in una tribuna politica. «Hanno le loro canzoni, i loro scritti, le loro opere per dire ciò che pensano, lasciando al pubblico la libertà di farsi una propria idea. Usiamo la cultura per accrescere il sapere e non per professare una posizione politica». Testa richiama anche la posizione più volte espressa da Francesco De Gregori, che ha sempre respinto l’idea dell’artista come guida politica o morale della società. «Ha ragione De Gregori quando rifiuta fermamente il ruolo dell’artista come “santone” o educatore politico».

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