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Sigfrido Ranucci ora è solo: giornali, tv e partiti lo hanno scaricato

di Andrea Muzzolonvenerdì 10 luglio 2026
Sigfrido Ranucci ora è solo: giornali, tv e partiti lo hanno scaricato

4' di lettura

Stop alle repliche estive di Report: la decisione della Rai è arrivata nel pomeriggio di venerdì 10 luglio. Una scelta dovuta ai fatti, a tratti inquietanti, che stanno emergendo circa l'attentato subito da Sigfrido Ranucci. Un ruolo decisivo anche la scoperta relativa alla sua amicizia con Valter Lavitola. Ma non è solo la Rai a scaricare Ranucci... Vi proponiamo l'articolo di Andrea Muzzolon pubblicato su Libero di venerdì 10 luglio.

Begli amici quelli di Sigfrido Ranucci. Sia quelli che l'hanno messo nei guai tra bombe, dossier misteriosi e messaggi imbarazzanti, sia quelli che non hanno perso tempo ad abbandonarlo una volta scoperta la sua amicizia con Valter Lavitola, faccendiere di professione e aspirante attentatore secondo quanto ricostruito dalla procura. Dopo l'arringa difensiva del conduttore di Report nei confronti di quello che lui stesso ha definito un «caro amico», a sinistra tutti, ma proprio tutti, hanno preso le distanze.

A partire da Repubblica, che sulle sue colonne non ha perso tempo a rilanciare la tesi del complotto orchestrato dal duo Ranucci-Lavitola. «Andrebbe aperto lo scrigno delle possibili motivazioni, magari riandando proprio a quel progetto che Lavitola coltivava con ostinazione: trasformare Ranucci nel leader del campo largo», scriveva mercoledì Francesco Bei su Repubblica. La tesi del giornale progressista è quella di una strategia per sventare la chiusura del programma per mano del centrodestra, rafforzando la figura del conduttore: «Da qui l'idea del finto attentato, per far passare Ranucci come vittima della mafia. Chi avrebbe potuto toccarlo a quel punto? Un delitto sì, ma di amicizia, fatto per amore». Sdeng.

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Non ci è andato più leggero il Corriere della Sera. Il racconto delle ombre attorno alla particolare amicizia con il faccendiere è stato affidato a Massimo Gramellini, direttamente in prima pagina. «Essere amici di un Lavitola non è reato, però è strano. È strano se sei un Ranucci, intendo», sono le prime righe del Caffè. Ma la requisitoria è ancora più dura: «Il giornalista d'inchiesta è come il poliziotto: a volte deve frequentare anche il lupo cattivo perché chiunque può servirgli da fonte. Ma l'espressione "amico" – anzi, "caro amico" – usata da Ranucci a proposito del possibile mandante dell'attentato alle sue automobili è una cosa seria».

E come Repubblica, anche il Corriere della Sera – seppur in modo più velato – evoca possibili retroscena oscuri: «Rischiano di confermare l'eterno pregiudizio per cui tutti i famosi sono legati da un cordino invisibile e fanno parte dello stesso club. Un circoletto esclusivo dove ci si combatte in pubblico e ci si "attovaglia" (copyright Dago) in privato». Insomma, anche Gramellini ha già abbandonato la nave. E non avrà problemi ad arrabattarsi tra carta e tv: anche la rossissima La7 ha deciso di scaricare Ranucci. A farlo è stato nientemeno che l'editore della terza rete, Urbano Cairo. Intervistato dal Foglio, l'imprenditore ha chiuso totalmente all'ingaggio del vicedirettore Rai: «Per carità! Premesso che la sua trasmissione mi piace e gli esprimo tutta la solidarietà. E però, questa storia di Lavitola è strana».

Non proprio un grande attestato di stima. Tanto che Cairo ha anche raccontato di come Sigfrido avesse provato ad avvicinarsi a La7. Invano. L'occasione fu la presentazione di un libro: «Io volevo parlare del libro, ma Ranucci chiedeva informazioni per venire a La7. Ma noi abbiamo la bellissima squadra di Formigli. Il programma come Report me lo faccio in casa». Un secco «no grazie» alla superstar della sinistra. A proposito, ma la sinistra parlamentare? Scomparsa. Letteralmente. Da quando il nome di Lavitola ha cominciato a circolare, nel campo largo nessuno si è voluto esprimere sull'attentato a Ranucci. Sono lontani i tempi degli abbracci a favore di telecamera, delle manifestazioni in favore del conduttore, dei corteggiamenti per una possibile discesa in campo.

Ve la ricordate Elly Schlein sul palco del congresso del Partito Socialista Europeo? «Voglio esprimere la mia solidarietà a uno dei più noti giornalisti d'inchiesta italiani, Sigfrido Ranucci, perché ieri è stata trovata una bomba davanti a casa sua. La democrazia è a rischio, la libertà di espressione è a rischio quando l'estrema destra è al governo. Ciò che fanno è alimentare un clima di divisione, polarizzazione e odio. E noi ne paghiamo le conseguenze ogni giorno». Oppure Giuseppe Conte, andato in visita a casa di Ranucci subito dopo l'esplosione della bomba sotto la sua macchina? «Non conosciamo la matrice ma è chiaro che stiamo parlando di un attentato che riguarda uno dei giornalisti più esposti, anche scomodo per il potere. Tanto che è stato delegittimato a più riprese». Ora che l'attentato non è più un pretesto per attaccare il centrodestra – e anzi, il mistero sui suoi contorni si infittisce e non poco – nessuno esprime più solidarietà a Ranucci. Ma guarda un po'... Begli amici.

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