Oggi, martedì 14 luglio, si consuma il cambio al vertice di Repubblica: fuori Mario Orfeo, il nuovo direttore è Stefano Cappellini, ex vicedirettore della testata. E come da tradizione, ecco il fondo d'esordio e di presentazione. Fondo più importante e soprattutto più attenzionato degli altri: è il primo, una dichiarazione d'intenti.
E questa dichiarazione d'intenti è curiosa. Al netto dello sviluppo del ragionamento, tutto incentrato sull'avanzata delle destre e sul rischio-democratico che attraverserebbe tutta Europa (presunto rischio-democratico contro cui Repubblica assicura di poter essere un argine), quel che colpisce è l'incipit. Cappellini esordisce così: "Repubblica non è mica un giornale come gli altri. Intendiamoci, non significa che sta su un piedistallo, non ci impanchiamo a primi della classe".
Bene, a stretto giro aggiunge che "il concetto è letterale: Repubblica è diversa. Lo dice la sua storia. Lo reclamano, soprattutto, le sue lettrici e i suoi lettori". Dunque, per spiegare ancor meglio il concetto, Cappellini aggiunge: "Per avvicinarci al senso di questa unicità, potremmo chiedere aiuto a una celebre battuta di Nanni Moretti: siamo uguali agli altri ma siamo diversi".
Repubblica, Stefano Cappellini nominato direttore ad interim
Il Gruppo Gedi ha nominato Stefano Cappellini Direttore Responsabile ad interim di la Repubblica, "con effetto imme...E insomma, potremmo anche fermarci qui. Perché è qui che casca l'asino: secondo Cappellini, loro, sono diversi dagli altri (come è ovvio che sia, le comunità e i lettori dei differenti quotidiani divergono per ovvie ragioni). Epperò, se per supportare tale tesi, si sbandiera Nanni Moretti, la maschera cade a tempo record. Già, quel Nanni Moretti dei girotondi, quel Nanni Moretti emblema di una sinistra snob, elitaria, tanto radical quanto chic. In fondo, di dubbi non ne avevamo: per Cappellini così come per i direttori di Repubblica in generale, loro sono loro e gli altri sono quel che sono per il Marchese del Grillo. Niente di nuovo, a sinistra.




